L’articolo mostra le singolari analogie presenti tra la concezione proustiana della metafora e le teorie a noi contemporanee (in primo luogo, quelle di Max Black e di Paul Ricoeur), che, rifiutandone la riduzione a semplice artificio stilistico, ne affermano il ruolo conoscitivo e filosofico. In primo luogo, viene esaminato il modello tropologico della retorica classica, che rappresenta l’obiettivo polemico sia di Proust che di Black e Ricoeur. Tale modello fa consistere la teoria delle figure in una teoria degli scarti o tropi, ovvero delle alterazioni di senso che investono, deviandolo, l'uso letterale di un termine. In tale contesto, la metafora viene definita come un tropo di sostituzione, cioè come la sostituzione di una parola con un'altra, il cui senso letterale avrebbe una qualche somiglianza con il senso letterale della parola. Di conseguenza, alla metafora viene attribuita una funzione puramente cosmetico-ornamentale: non apportando alcun genere d'informazione, ma limitandosi ad abbellire il discorso con l'introduzione di termini insoliti, essa sarà sempre riconducibile, con un'adeguata parafrasi, a un'equivalente asserzione letterale.Proust non nega la differenza esistente tra linguaggio letterale e linguaggio metaforico: la deviazione, operata dalla metafora, rispetto all'uso comune del linguaggio, svolge un compito essenziale nella poetica della Ricerca, dove traduce – sul piano dello stile – l'emergere di nuovi rapporti in una diversa visione delle cose. Tuttavia, il significato conferito a tale deviazione ribalta radicalmente le conclusioni della retorica tradizionale. Il nome metaforico non rinvia a un nome letterale né, tramite esso, a un senso originario che, una volta recuperato, dovrebbe consentire di spiegare il senso riposto della figura: ciò che distingue la metafora da un vuoto giro di parole è la sua capacità di dire qualcosa che non è possibile dire altrimenti; è il suo carattere vincolante in rapporto agli oggetti descritti, per cui essa può saldare due cose differenti «con gli indispensabili anelli d'un bello stile». Pertanto, una metafora autentica non può avere autentici sinonimi: la sua traduzione letterale, per quanto precisa e accurata, sarà sempre carente rispetto all'espressione originale, comportando – secondo l'espressione di Max Black – una «perdita di contenuto cognitivo». Il punto decisivo è che la metafora, essendo insostituibile e intraducibile, diventa, parallelamente, portatrice di informazione, configurandosi come modalità espressiva dotata di una profonda rilevanza teorica. Siamo dunque agli antipodi del modello retorico tradizionale: nella Ricerca, il fenomeno metaforico soggiace a una concezione costitutiva e non sostitutiva; produce un incremento di senso e non un semplice slittamento di parole; assume una funzione conoscitiva e non cosmetico-ornamentale. La metafora, secondo Proust, è costitutiva perché interviene attivamente alla costituzione degli oggetti rappresentati; fornisce un incremento di senso perché – come osserverà Ricoeur - pone sotto gli occhi rapporti tra le cose non scorti in precedenza; svolge una funzione conoscitiva perché, sottraendosi al ruolo di involucro esteriore dietro cui si nasconderebbe la verità, diventa parte integrante del processo di conoscenza che conduce alla verità stessa.

Proust: la metafora e il sapere / Contini, Annamaria. - In: RIVISTA DI ESTETICA. - ISSN 0035-6212. - STAMPA. - 37:(1991), pp. 73-98.

Proust: la metafora e il sapere

CONTINI, Annamaria
1991

Abstract

L’articolo mostra le singolari analogie presenti tra la concezione proustiana della metafora e le teorie a noi contemporanee (in primo luogo, quelle di Max Black e di Paul Ricoeur), che, rifiutandone la riduzione a semplice artificio stilistico, ne affermano il ruolo conoscitivo e filosofico. In primo luogo, viene esaminato il modello tropologico della retorica classica, che rappresenta l’obiettivo polemico sia di Proust che di Black e Ricoeur. Tale modello fa consistere la teoria delle figure in una teoria degli scarti o tropi, ovvero delle alterazioni di senso che investono, deviandolo, l'uso letterale di un termine. In tale contesto, la metafora viene definita come un tropo di sostituzione, cioè come la sostituzione di una parola con un'altra, il cui senso letterale avrebbe una qualche somiglianza con il senso letterale della parola. Di conseguenza, alla metafora viene attribuita una funzione puramente cosmetico-ornamentale: non apportando alcun genere d'informazione, ma limitandosi ad abbellire il discorso con l'introduzione di termini insoliti, essa sarà sempre riconducibile, con un'adeguata parafrasi, a un'equivalente asserzione letterale.Proust non nega la differenza esistente tra linguaggio letterale e linguaggio metaforico: la deviazione, operata dalla metafora, rispetto all'uso comune del linguaggio, svolge un compito essenziale nella poetica della Ricerca, dove traduce – sul piano dello stile – l'emergere di nuovi rapporti in una diversa visione delle cose. Tuttavia, il significato conferito a tale deviazione ribalta radicalmente le conclusioni della retorica tradizionale. Il nome metaforico non rinvia a un nome letterale né, tramite esso, a un senso originario che, una volta recuperato, dovrebbe consentire di spiegare il senso riposto della figura: ciò che distingue la metafora da un vuoto giro di parole è la sua capacità di dire qualcosa che non è possibile dire altrimenti; è il suo carattere vincolante in rapporto agli oggetti descritti, per cui essa può saldare due cose differenti «con gli indispensabili anelli d'un bello stile». Pertanto, una metafora autentica non può avere autentici sinonimi: la sua traduzione letterale, per quanto precisa e accurata, sarà sempre carente rispetto all'espressione originale, comportando – secondo l'espressione di Max Black – una «perdita di contenuto cognitivo». Il punto decisivo è che la metafora, essendo insostituibile e intraducibile, diventa, parallelamente, portatrice di informazione, configurandosi come modalità espressiva dotata di una profonda rilevanza teorica. Siamo dunque agli antipodi del modello retorico tradizionale: nella Ricerca, il fenomeno metaforico soggiace a una concezione costitutiva e non sostitutiva; produce un incremento di senso e non un semplice slittamento di parole; assume una funzione conoscitiva e non cosmetico-ornamentale. La metafora, secondo Proust, è costitutiva perché interviene attivamente alla costituzione degli oggetti rappresentati; fornisce un incremento di senso perché – come osserverà Ricoeur - pone sotto gli occhi rapporti tra le cose non scorti in precedenza; svolge una funzione conoscitiva perché, sottraendosi al ruolo di involucro esteriore dietro cui si nasconderebbe la verità, diventa parte integrante del processo di conoscenza che conduce alla verità stessa.
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Proust: la metafora e il sapere / Contini, Annamaria. - In: RIVISTA DI ESTETICA. - ISSN 0035-6212. - STAMPA. - 37:(1991), pp. 73-98.
Contini, Annamaria
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