Nell’ambito di un progetto di conservazione del germoplasma con applicazione di tecniche di crioconservazione, sono in corso prove volte a testare le condizioni ottimali per il recupero dei campioni dopo il congelamento e mettere a punto protocolli di micropropagazione. Il germoplasma destinato ad una criobanca infatti, consiste generalmente in porzioni di callo, gemme, embrioni zigotici o somatici per i quali è indispensabile definire le condizioni ideali per mantenerne la vitalità durante il congelamento e ottimizzare le condizioni colturali per la ripresa della crescita e dello sviluppo. Questa parte del “recupero post crio” prevede solitamente fasi iniziali di colture in vitro (Reed, 2008) e solo in seguito fasi di acclimatazione e coltivazione con tecniche tradizionali. Segmenti nodali e apicali recanti gemme sono stati prelevati da giovani piante di farnia, ottenute da seme e cresciute in vaso su terriccio da semina o in vitro, da embrioni zigotici. Le gemme sono state poste in coltura su substrato Woody Plant Medium (WPM) addizionato con BA 0,5 mg/l e mantenute in camera di crescita ad una temperatura compresa tra 20 e 28 °C (notte/giorno), con un fotoperiodo di 16 h. Circa il 90% delle gemme prelevate da piante in vitro si sviluppava producendo fusticini, contro il 40% delle gemme prelevate da piante cresciute in terriccio. Tuttavia le condizioni colturali applicate promuovevano una fase proliferativa che consentiva di ottenere 2,6 fusticini/gemma dalle gemme prelevate in vivo, mentre dalle gemme prelevate in vitro il rapporto era di 1,2 fusticini/gemma. Le gemme provenienti da piante coltivate su terriccio sono state utilizzate per testare l’influenza che i livelli di ormoni endogeni possono esercitare nella fase di sviluppo dei germogli; a questo scopo le gemme erano poste in coltura, separatamente, in base alla loro posizione. Sono state osservate differenze significative tra le gemme basali, che formano callo e non danno luogo alla formazione di fusticini, e le gemme apicali e sub-apicali, che producono poco callo e si sviluppano velocemente. Per indurre la radicazione sono state testate differenti condizioni colturali: WPM con IBA 0,3 mg/l e NAA 0,1 mg/l, WPM con IBA 0,3 mg/l, NAA 0,1 mg/l e carbone attivo (CA), WPM con NAA 0,4 mg/l e WPM con CA senza ormoni. Le più alte percentuali di radicazione sono state ottenute su WPM con IBA, NAA, con e senza aggiunta di CA, senza differenze significative tra i trattamenti. I risultati ottenuti confermano l’efficacia del trattamento con BA nell’indurre lo sviluppo di fusticini da espianti nodali di farnia (Puddepath et al., 1997) e indicano che la fonte di espianto può influenzare l’efficienza del protocollo di micropropagazione, in termini di numero di gemme sviluppanti fusticini e di numero di fusticini ottenibili da ogni espianto. La posizione delle gemme sulla pianta sembra condizionare la risposta morfogenetica in relazione al grado di dormienza delle gemme al momento del prelievo indotta dall’apice del germoglio. Per la radicazione si è rivelata importante l’azione delle auxine, mentre l’aggiunta del solo carbone attivo non sembra promuovere la formazione di radici; la sua presenza, tuttavia, sembra prevenire l’imbrunimento dei fusticini. Si può ipotizzare che la presenza del carbone riduca i tempi di radicazione stabilizzando più velocemente la piantina in vitro. Ringraziamenti. Ringraziamo la Fondazione Cassa di Risparmio di Reggio Emilia “Pietro Manodori” per il supporto finanziario alle ricerche. Puddepath I.J., Aderson P.G., Wright N.A., 2003. J. Exp. Bot. 48:951-962. Reed B.M. (ed.), 2008. Plant Cryopreservation, a practical guide. Springer, New York.

Micropropagazione di farnia (Quercus robur ssp. robur): risposte differenziali in relazione alle sorgenti di espianto e alle condizioni colturali / Gatti, Enrico; Sgarbi, Elisabetta. - STAMPA. - (2012), pp. 75-75.

Micropropagazione di farnia (Quercus robur ssp. robur): risposte differenziali in relazione alle sorgenti di espianto e alle condizioni colturali

GATTI, ENRICO;SGARBI, Elisabetta
2012

Abstract

Nell’ambito di un progetto di conservazione del germoplasma con applicazione di tecniche di crioconservazione, sono in corso prove volte a testare le condizioni ottimali per il recupero dei campioni dopo il congelamento e mettere a punto protocolli di micropropagazione. Il germoplasma destinato ad una criobanca infatti, consiste generalmente in porzioni di callo, gemme, embrioni zigotici o somatici per i quali è indispensabile definire le condizioni ideali per mantenerne la vitalità durante il congelamento e ottimizzare le condizioni colturali per la ripresa della crescita e dello sviluppo. Questa parte del “recupero post crio” prevede solitamente fasi iniziali di colture in vitro (Reed, 2008) e solo in seguito fasi di acclimatazione e coltivazione con tecniche tradizionali. Segmenti nodali e apicali recanti gemme sono stati prelevati da giovani piante di farnia, ottenute da seme e cresciute in vaso su terriccio da semina o in vitro, da embrioni zigotici. Le gemme sono state poste in coltura su substrato Woody Plant Medium (WPM) addizionato con BA 0,5 mg/l e mantenute in camera di crescita ad una temperatura compresa tra 20 e 28 °C (notte/giorno), con un fotoperiodo di 16 h. Circa il 90% delle gemme prelevate da piante in vitro si sviluppava producendo fusticini, contro il 40% delle gemme prelevate da piante cresciute in terriccio. Tuttavia le condizioni colturali applicate promuovevano una fase proliferativa che consentiva di ottenere 2,6 fusticini/gemma dalle gemme prelevate in vivo, mentre dalle gemme prelevate in vitro il rapporto era di 1,2 fusticini/gemma. Le gemme provenienti da piante coltivate su terriccio sono state utilizzate per testare l’influenza che i livelli di ormoni endogeni possono esercitare nella fase di sviluppo dei germogli; a questo scopo le gemme erano poste in coltura, separatamente, in base alla loro posizione. Sono state osservate differenze significative tra le gemme basali, che formano callo e non danno luogo alla formazione di fusticini, e le gemme apicali e sub-apicali, che producono poco callo e si sviluppano velocemente. Per indurre la radicazione sono state testate differenti condizioni colturali: WPM con IBA 0,3 mg/l e NAA 0,1 mg/l, WPM con IBA 0,3 mg/l, NAA 0,1 mg/l e carbone attivo (CA), WPM con NAA 0,4 mg/l e WPM con CA senza ormoni. Le più alte percentuali di radicazione sono state ottenute su WPM con IBA, NAA, con e senza aggiunta di CA, senza differenze significative tra i trattamenti. I risultati ottenuti confermano l’efficacia del trattamento con BA nell’indurre lo sviluppo di fusticini da espianti nodali di farnia (Puddepath et al., 1997) e indicano che la fonte di espianto può influenzare l’efficienza del protocollo di micropropagazione, in termini di numero di gemme sviluppanti fusticini e di numero di fusticini ottenibili da ogni espianto. La posizione delle gemme sulla pianta sembra condizionare la risposta morfogenetica in relazione al grado di dormienza delle gemme al momento del prelievo indotta dall’apice del germoglio. Per la radicazione si è rivelata importante l’azione delle auxine, mentre l’aggiunta del solo carbone attivo non sembra promuovere la formazione di radici; la sua presenza, tuttavia, sembra prevenire l’imbrunimento dei fusticini. Si può ipotizzare che la presenza del carbone riduca i tempi di radicazione stabilizzando più velocemente la piantina in vitro. Ringraziamenti. Ringraziamo la Fondazione Cassa di Risparmio di Reggio Emilia “Pietro Manodori” per il supporto finanziario alle ricerche. Puddepath I.J., Aderson P.G., Wright N.A., 2003. J. Exp. Bot. 48:951-962. Reed B.M. (ed.), 2008. Plant Cryopreservation, a practical guide. Springer, New York.
Benevento
18-22 settembre 2012
Gatti, Enrico; Sgarbi, Elisabetta
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