Piante di Serapias vomeracea ssp. laxiflora , ottenute in vitro da semi raccolti nel 1998 nel territorio di Cecina (PI), sono state trasferite in vaso-coltura all’inizio dell’anno 2000, in previsione della loro reintroduzione in ambienti naturali. Il sito individuato per la sperimentazione dell’introduzione (l’Arboreto dei Tomboli di Cecina) è molto prossimo alla località di prelievo dei semi. Le ragioni per cui le piante, in questa fase preliminare, non sono state reintrodotte esattamente nel luogo in cui i semi furono prelevati sono diverse: la prima è che la valutazione dell’effettiva necessità di incrementare numericamente singole popolazioni naturali può essere fatta solo sulla base di puntuali studi di carattere genetico, ecologico/vegetazionale, di indagini distributive dei taxa in esame e di specifiche valutazioni sui fattori locali di minaccia; la seconda, non meno importante, è che una fase sperimentale di acclimatazione in campo in una località protetta e facilmente controllabile (la gestione e la sorveglianza dell'Arboreto sono di competenza del nucleo locale del Corpo Forestale dello Stato), ha consentito di valutare direttamente la capacità di sopravvivenza delle piante messe a dimora, eliminando tutti i fattori di rischio e mortalità non legati direttamente alle condizioni ecologiche. Ciò ha consentito e consente, quindi, un monitoraggio costante e puntuale dei siti di impianto che non sarebbe possibile al di fuori dell’Arboreto. A distanza di tre mesi le piante si presentano in buone condizioni mostrando di aver superato perfettamente lo stress da trapianto. Nelle piante trasferite in terriccio all’aperto è presente un endofita che colonizza solo gli strati più esterni della corteccia; quest’osservazione è della massima importanza perché testimonia una grande capacità di naturalizzazione delle orchidee coltivate in vitro asimbioticamente. La messa a dimora delle piante ed il successivo monitoraggio sono stati seguiti, con la collaborazione di un esperto del GIROS (Gruppo Italiano Ricerca Orchidee Spontanee), anche da due classi delle Scuole medie G. Galilei di Cecina. Per questi studenti, ciò ha rappresentato la conclusione di un progetto didattico relativo alle orchidee spontanee del territorio locale e più in generale mirato alla comprensione del valore della biodiversità.

Un’esperienza di reintroduzione in natura di Orchidacee ottenute da germinazione asimbiotica in vitro: Serapias vomeracea ssp. laxiflora nell’Arboreto dei Tomboli di Cecina (PI) / Sgarbi, Elisabetta; Dallai, Daniele; DEL PRETE, Carlo. - STAMPA. - (2000), pp. 113-113.

Un’esperienza di reintroduzione in natura di Orchidacee ottenute da germinazione asimbiotica in vitro: Serapias vomeracea ssp. laxiflora nell’Arboreto dei Tomboli di Cecina (PI)

SGARBI, Elisabetta;DALLAI, Daniele;DEL PRETE, Carlo
2000

Abstract

Piante di Serapias vomeracea ssp. laxiflora , ottenute in vitro da semi raccolti nel 1998 nel territorio di Cecina (PI), sono state trasferite in vaso-coltura all’inizio dell’anno 2000, in previsione della loro reintroduzione in ambienti naturali. Il sito individuato per la sperimentazione dell’introduzione (l’Arboreto dei Tomboli di Cecina) è molto prossimo alla località di prelievo dei semi. Le ragioni per cui le piante, in questa fase preliminare, non sono state reintrodotte esattamente nel luogo in cui i semi furono prelevati sono diverse: la prima è che la valutazione dell’effettiva necessità di incrementare numericamente singole popolazioni naturali può essere fatta solo sulla base di puntuali studi di carattere genetico, ecologico/vegetazionale, di indagini distributive dei taxa in esame e di specifiche valutazioni sui fattori locali di minaccia; la seconda, non meno importante, è che una fase sperimentale di acclimatazione in campo in una località protetta e facilmente controllabile (la gestione e la sorveglianza dell'Arboreto sono di competenza del nucleo locale del Corpo Forestale dello Stato), ha consentito di valutare direttamente la capacità di sopravvivenza delle piante messe a dimora, eliminando tutti i fattori di rischio e mortalità non legati direttamente alle condizioni ecologiche. Ciò ha consentito e consente, quindi, un monitoraggio costante e puntuale dei siti di impianto che non sarebbe possibile al di fuori dell’Arboreto. A distanza di tre mesi le piante si presentano in buone condizioni mostrando di aver superato perfettamente lo stress da trapianto. Nelle piante trasferite in terriccio all’aperto è presente un endofita che colonizza solo gli strati più esterni della corteccia; quest’osservazione è della massima importanza perché testimonia una grande capacità di naturalizzazione delle orchidee coltivate in vitro asimbioticamente. La messa a dimora delle piante ed il successivo monitoraggio sono stati seguiti, con la collaborazione di un esperto del GIROS (Gruppo Italiano Ricerca Orchidee Spontanee), anche da due classi delle Scuole medie G. Galilei di Cecina. Per questi studenti, ciò ha rappresentato la conclusione di un progetto didattico relativo alle orchidee spontanee del territorio locale e più in generale mirato alla comprensione del valore della biodiversità.
Messina
28-30 settembre 2000
Sgarbi, Elisabetta; Dallai, Daniele; DEL PRETE, Carlo
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