Elisabetta GualandriCEFIN - Centro Studi Banca Finanza Università di Modena e Reggio EmiliaLa tempesta finanziaria estiva pone interrogativi sulle cause della crisi, le dinamiche di diffusione e le possibili conseguenze. Come può un mutuo concesso a un agricoltore dell’Oklahoma causare problemi ad un artigiano emiliano-romagnolo? L’origine della crisi è negli USA, nei cosiddetti mutui sub-prime, cioè prestiti ipotecari per l’acquisto di abitazioni concessi a famiglie con potenziali difficoltà nel rimborso delle rate. Tali mutui sono stati spesso concessi in modo disinvolto ed incauto, con sottovalutazione del rischio, per cifre anche oltre il 100% del valore dell’immobile, e pure a fronte di informazioni false fornite dai mutuatari. La corsa ai mutui è stata alimentata dai bassi tassi di interesse degli scorsi anni i prima anni duemila e dal valore crescente degli immobili, che ha reso possibili operazioni speculative di compravendita. I problemi sono cominciati con l’aumento dei tassi da parte della Federal Reservei: sono lievitate le rate dei mutui a tasso variabile nonché i casi di insolvenza tra i debitori finanziariamente più deboli, i sub-prime. Il mercato ha iniziato a risentire della situazione, la domanda di immobili è rallentata, il valore delle case ha cominciato a calare e sempre più debitori sub-prime, già in difficoltà a pagare le rate, si sono ritrovati immobili deprezzati, difficili da rivendere. Le banche più spregiudicate hanno iniziato a manifestare problemi finanziari. La macchina si è inceppata del tutto per le modalità con cui sono le banche hanno finanziato i mutui sub-prime: la cartolarizzazione. I mutui sono stati “impacchettati” in strumenti finanziari dotati di rating, con cedole interessanti, legate al pagamento delle rate dei mutui sottostanti, poi ceduti ad investitori sulle due sponde dell’Atlantico: fondi e banche. I titolo così creati si sono rivelati per nulla trasparenti circa il contenuto e il reale grado di rischio associato. Gli acquirenti, a causa dell’insolvenza dei mutuatari sottostanti, si sono ritrovati in portafoglio titoli ben più rischiosi di quanto evidenziato dai rating, dal valore incerto e privi di liquidità. In sostanza, vi è stato un trasferimento del rischio di credito dalle banche statunitensi, che avevano erogato i mutui, al mercato degli investitori internazionali, grazie a strumenti finanziari complicati, di difficile valutazione e con rating che non riflettevano correttamente il rischio.I rumors di operatori finanziari sull’orlo della crisi non hanno fatto altro che peggiorare la situazione: a causa di una crescente sfiducia reciproca tra banche, restie a concedersi prestiti data la non chiara situazione finanziaria, intermediari anche sani hanno incontrato difficoltà crescenti a finanziarsi sul mercato interbancario, da cui l’aumento dei tassi interbancari, Euribor. Negli USA alcuni operatori in mutui hanno portato i libri in tribunale, mentre altri, come pure alcune banche in Germania, sono stati salvati da banche solide. La crisi di fiducia è culminata nella coda dei risparmiatori inglesi per ritirare i depositi dalla Northern Rock, spettacolo a cui non si assisteva più in quel paese da un secolo. Nel contempo, le borse hanno accusato il colpo e la corsa al ribasso di titoli bancari/finanziari ha pesato su tutti i listini, determinando gravi perdite tra luglio e agosto.Gli interventi delle banche centrali, Fed e BCE in primis, hanno consentito di alleggerire la situazione e di scongiurare il peggio, fornendo alle banche la liquidità di cui esse necessitano quotidianamente. La diminuzione dei tassi ufficiali negli USA e il mancato aumento nell’area Euro sono stati i passi successivi per ricondurre i mercati a condizioni più distese. Attualmente, la ripresa dei mercati azionari e la maggiore tranquillità dei mercati monetari parrebbero indicare che il peggio è passato e che la bufera estiva ha consentito di eliminare gli eccessi del mercato. Occorre però attendere le verifiche delle autorità di vigilanza e i conti trimestrali delle grandi banche per capire se la crisi dei mutui sub-prime è stata riassorbita in toto.Occorre poi valutare i possibili effetti negativi, anche sull’economia europea, di una stretta del credito a famiglie ed imprese, credit crunch, e di un rallentamento dell’economia americana. Per ora un segnale da non sottovalutare è la diminuzione degli ordinativi di piastrelle che il nostro distretto ceramico sta già rilevando, per la crisi dell’edilizia negli USAQuali gli insegnamenti trarre? Nonostante l’evoluzione dei mercati finanziari, la causa prima della crisi è una delle più antiche: la cattiva gestione del credito e la sottovalutazione del rischio da parte di intermediari che non hanno saputo fare bene il loro mestiere, in una situazione di euforia da bassi tassi d’interesse e di bolla immobiliare. La cartolarizzazione, importante innovazione finanziaria, ha creato strumenti poco trasparenti, con rating e pricing inadeguati al rischio. La globalizzazione dei mercati ha poi consentito una diffusione su ampia scala di tali strumenti, con generale sottovalutazione del rischio, da cui per nostra fortuna, le banche italiane sono risultate pressoché immuni. Per una volta la minore apertura internazionale e capacità innovativa delle nostre banche ha pagato! A livello internazionale sono comunque necessarie azioni di maggior controllo sull’operato degli intermediari.

La crisi dei mutui USA condiziona la ripresa / Gualandri, Elisabetta. - In: ARTIGIANATO E PICCOLA IMPRESA DELL'EMILIA ROMAGNA. - STAMPA. - 141:(2007), pp. 2-4.

La crisi dei mutui USA condiziona la ripresa

GUALANDRI, Elisabetta
2007

Abstract

Elisabetta GualandriCEFIN - Centro Studi Banca Finanza Università di Modena e Reggio EmiliaLa tempesta finanziaria estiva pone interrogativi sulle cause della crisi, le dinamiche di diffusione e le possibili conseguenze. Come può un mutuo concesso a un agricoltore dell’Oklahoma causare problemi ad un artigiano emiliano-romagnolo? L’origine della crisi è negli USA, nei cosiddetti mutui sub-prime, cioè prestiti ipotecari per l’acquisto di abitazioni concessi a famiglie con potenziali difficoltà nel rimborso delle rate. Tali mutui sono stati spesso concessi in modo disinvolto ed incauto, con sottovalutazione del rischio, per cifre anche oltre il 100% del valore dell’immobile, e pure a fronte di informazioni false fornite dai mutuatari. La corsa ai mutui è stata alimentata dai bassi tassi di interesse degli scorsi anni i prima anni duemila e dal valore crescente degli immobili, che ha reso possibili operazioni speculative di compravendita. I problemi sono cominciati con l’aumento dei tassi da parte della Federal Reservei: sono lievitate le rate dei mutui a tasso variabile nonché i casi di insolvenza tra i debitori finanziariamente più deboli, i sub-prime. Il mercato ha iniziato a risentire della situazione, la domanda di immobili è rallentata, il valore delle case ha cominciato a calare e sempre più debitori sub-prime, già in difficoltà a pagare le rate, si sono ritrovati immobili deprezzati, difficili da rivendere. Le banche più spregiudicate hanno iniziato a manifestare problemi finanziari. La macchina si è inceppata del tutto per le modalità con cui sono le banche hanno finanziato i mutui sub-prime: la cartolarizzazione. I mutui sono stati “impacchettati” in strumenti finanziari dotati di rating, con cedole interessanti, legate al pagamento delle rate dei mutui sottostanti, poi ceduti ad investitori sulle due sponde dell’Atlantico: fondi e banche. I titolo così creati si sono rivelati per nulla trasparenti circa il contenuto e il reale grado di rischio associato. Gli acquirenti, a causa dell’insolvenza dei mutuatari sottostanti, si sono ritrovati in portafoglio titoli ben più rischiosi di quanto evidenziato dai rating, dal valore incerto e privi di liquidità. In sostanza, vi è stato un trasferimento del rischio di credito dalle banche statunitensi, che avevano erogato i mutui, al mercato degli investitori internazionali, grazie a strumenti finanziari complicati, di difficile valutazione e con rating che non riflettevano correttamente il rischio.I rumors di operatori finanziari sull’orlo della crisi non hanno fatto altro che peggiorare la situazione: a causa di una crescente sfiducia reciproca tra banche, restie a concedersi prestiti data la non chiara situazione finanziaria, intermediari anche sani hanno incontrato difficoltà crescenti a finanziarsi sul mercato interbancario, da cui l’aumento dei tassi interbancari, Euribor. Negli USA alcuni operatori in mutui hanno portato i libri in tribunale, mentre altri, come pure alcune banche in Germania, sono stati salvati da banche solide. La crisi di fiducia è culminata nella coda dei risparmiatori inglesi per ritirare i depositi dalla Northern Rock, spettacolo a cui non si assisteva più in quel paese da un secolo. Nel contempo, le borse hanno accusato il colpo e la corsa al ribasso di titoli bancari/finanziari ha pesato su tutti i listini, determinando gravi perdite tra luglio e agosto.Gli interventi delle banche centrali, Fed e BCE in primis, hanno consentito di alleggerire la situazione e di scongiurare il peggio, fornendo alle banche la liquidità di cui esse necessitano quotidianamente. La diminuzione dei tassi ufficiali negli USA e il mancato aumento nell’area Euro sono stati i passi successivi per ricondurre i mercati a condizioni più distese. Attualmente, la ripresa dei mercati azionari e la maggiore tranquillità dei mercati monetari parrebbero indicare che il peggio è passato e che la bufera estiva ha consentito di eliminare gli eccessi del mercato. Occorre però attendere le verifiche delle autorità di vigilanza e i conti trimestrali delle grandi banche per capire se la crisi dei mutui sub-prime è stata riassorbita in toto.Occorre poi valutare i possibili effetti negativi, anche sull’economia europea, di una stretta del credito a famiglie ed imprese, credit crunch, e di un rallentamento dell’economia americana. Per ora un segnale da non sottovalutare è la diminuzione degli ordinativi di piastrelle che il nostro distretto ceramico sta già rilevando, per la crisi dell’edilizia negli USAQuali gli insegnamenti trarre? Nonostante l’evoluzione dei mercati finanziari, la causa prima della crisi è una delle più antiche: la cattiva gestione del credito e la sottovalutazione del rischio da parte di intermediari che non hanno saputo fare bene il loro mestiere, in una situazione di euforia da bassi tassi d’interesse e di bolla immobiliare. La cartolarizzazione, importante innovazione finanziaria, ha creato strumenti poco trasparenti, con rating e pricing inadeguati al rischio. La globalizzazione dei mercati ha poi consentito una diffusione su ampia scala di tali strumenti, con generale sottovalutazione del rischio, da cui per nostra fortuna, le banche italiane sono risultate pressoché immuni. Per una volta la minore apertura internazionale e capacità innovativa delle nostre banche ha pagato! A livello internazionale sono comunque necessarie azioni di maggior controllo sull’operato degli intermediari.
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La crisi dei mutui USA condiziona la ripresa / Gualandri, Elisabetta. - In: ARTIGIANATO E PICCOLA IMPRESA DELL'EMILIA ROMAGNA. - STAMPA. - 141:(2007), pp. 2-4.
Gualandri, Elisabetta
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