La presenza di "calcari a Lucine" nei ter¬reni miocenici dell'Appennino Settentrionale era stata se¬gnalata già nella seconda metà del secolo scorso (PARETO, 1865; MANZONI, 1876; DE STEFANI, 1880, 1887a, 1900; MAZZETTI, 1874; PANTANELLI & MAZZETTI, 1877; COPPI, 1877; CAPELLINI, 1881a, 1881b; DEL PRATO, 1881; PANTANELLI & MALAGOLI, 1884; GIOLI, 1887; LOTTI, 1895) dando loro erroneamente un valore strati¬gra¬fico. I calcari a Lucine (d'ora in poi CaL) affiorano infatti in tutti i piani miocenici ad esclusione dell' Aquitaniano e sono se¬gnalati in tutto l'Appennino Settentrionale dalla Liguria (M. Colma di Rossiglione) (DE STEFANI, 1887b) fino a Deruta (SE di Perugia) (VERRI & DE ANGELI D'OSSAT, 1900); altre segnalazioni provengono dalla Sicilia sia nella catena magrebide che nell'avampaese ibleo (CAFICI, 1880; DI STEFANO, 1903). Inoltre, elemento che già i vecchi au¬tori avevano notato, il genere Lucina si presenta quasi sempre associato ad altri ma¬crofossili (coralli, echinodermi, ostriche, alghe calca¬ree, gasteropodi, briozoi, altri bivalvi) spesso indicativi di un ambiente di sedimentazione poco pro¬fondo (MONTANARO, 1939; PETRUCCI, 1960; MORONI, 1966; DAVOLI, 1982).Di recente TERZI (1992), facendo propria l'interpretazione del lavoro di CLARI et al. (1988) che analizzava CaL del Monferrato, ha riesaminato, soprattutto dal punto di vista geochimico, nume¬rosi affioramenti di CaL tra l'Appennino roma¬gnolo e quello bolognese, proponendo un ambiente di sedimentazione di mare profondo legato alla risalita di acque fredde ricche in metano (cold seep ) lungo faglie, similmente a quanto avviene nei prismi di accrezione in aree di attuale subduzione. Infatti in tali aree, e precisamente in corrispon¬denza dell'espulsione di fluidi "freddi" ricchi di metano, sono state segnalate delle comunità a bivalvi giganti e anellidi (SUESS et al., 1985; RITGER et al., 1987) confrontabili alle più note comunità a bivalvi giganti, crostacei, pogonofori e tiobatteri im¬po¬state lungo le dorsali oceaniche nei pressi di black smokers e hot springs . Ad ogni modo nelle comunità bentoniche legate alla fuoriuscita di fluidi sul fondo marino, non sono mai state segnalate specie del genere Lucina nè tantomeno gli altri macrofossili che sono presenti nella maggior parte degli affioramenti di CaL. Inoltre le specie del genere Lucina vivono attualmente a scarsa profondità, in¬fossate in sedimenti fangosi, pochi metri al di sotto della linea di bassa marea e prediligono spesso le acque calde intertropicali (ad es. Lucina pectinata, L. pensylvanica).Il problema riguardante l'originario ambiente di deposi¬zione delle Lucine è dunque ben lungi dall'essere risolto, in virtù anche del fatto che la maggior parte dei depositi citati in letteratura è in realtà risedimentata (Lucine isolate in strati torbiditici, olistoliti calcarei e brecce a Lucine associati a slump o a olistostromi li¬guri). I dati fi¬nora raccolti testimoniano la presenza di Lucine in posizione primaria nella sola Successione epi¬ligure e secondaria invece nei depositi dell'avanfossa (le Lucine sono spesso as¬sociate a slump, olistostromi di pertinenza ligure, brecce e torbiditi a prove¬nienza appenninica). Il fatto poi che l'età dei più antichi depositi di Lucine, la loro posi¬zione stratigrafica e associazione faunistica sia del tutto correlabile a quella delle Forma¬zioni di Bismantova-S. Marino (SIMONELLI, 1883, 1891; DEL BUE, 1900; TRABUCCO, 1900, 1906; SACCO, 1901; NELLI, 1907) e che a loro volta blocchi di questi depositi si trovino in¬clusi come olistoliti negli stessi terreni dell'a¬vanfossa in cui si trovano gli olistoliti a Lu¬cine (addirittura talvolta associati in affiora¬mento) (PIALLI, 1966; RICCI LUCCHI & PIALLI 1973; CONTI, 1993), ci sembra possa fornire interes¬santi elementi nella comprensione degli eventi geodinamici (fasi tettoniche, correla¬zione fra depo¬siti epiliguri e peliti di chiusura, ecc.) che hanno interessato l'Appennino Setten¬trionale nel Mio¬cene.

Osservazioni preliminari sui calcari a Lucine dell'Appennino Settentrionale / Conti, Stefano; Gelmini, R.; Ponzana, L.. - In: ATTI DELLA SOCIETÀ DEI NATURALISTI E MATEMATICI DI MODENA. - ISSN 0365-7027. - STAMPA. - 124:(1994), pp. 35-56.

Osservazioni preliminari sui calcari a Lucine dell'Appennino Settentrionale.

CONTI, Stefano;
1994-01-01

Abstract

La presenza di "calcari a Lucine" nei ter¬reni miocenici dell'Appennino Settentrionale era stata se¬gnalata già nella seconda metà del secolo scorso (PARETO, 1865; MANZONI, 1876; DE STEFANI, 1880, 1887a, 1900; MAZZETTI, 1874; PANTANELLI & MAZZETTI, 1877; COPPI, 1877; CAPELLINI, 1881a, 1881b; DEL PRATO, 1881; PANTANELLI & MALAGOLI, 1884; GIOLI, 1887; LOTTI, 1895) dando loro erroneamente un valore strati¬gra¬fico. I calcari a Lucine (d'ora in poi CaL) affiorano infatti in tutti i piani miocenici ad esclusione dell' Aquitaniano e sono se¬gnalati in tutto l'Appennino Settentrionale dalla Liguria (M. Colma di Rossiglione) (DE STEFANI, 1887b) fino a Deruta (SE di Perugia) (VERRI & DE ANGELI D'OSSAT, 1900); altre segnalazioni provengono dalla Sicilia sia nella catena magrebide che nell'avampaese ibleo (CAFICI, 1880; DI STEFANO, 1903). Inoltre, elemento che già i vecchi au¬tori avevano notato, il genere Lucina si presenta quasi sempre associato ad altri ma¬crofossili (coralli, echinodermi, ostriche, alghe calca¬ree, gasteropodi, briozoi, altri bivalvi) spesso indicativi di un ambiente di sedimentazione poco pro¬fondo (MONTANARO, 1939; PETRUCCI, 1960; MORONI, 1966; DAVOLI, 1982).Di recente TERZI (1992), facendo propria l'interpretazione del lavoro di CLARI et al. (1988) che analizzava CaL del Monferrato, ha riesaminato, soprattutto dal punto di vista geochimico, nume¬rosi affioramenti di CaL tra l'Appennino roma¬gnolo e quello bolognese, proponendo un ambiente di sedimentazione di mare profondo legato alla risalita di acque fredde ricche in metano (cold seep ) lungo faglie, similmente a quanto avviene nei prismi di accrezione in aree di attuale subduzione. Infatti in tali aree, e precisamente in corrispon¬denza dell'espulsione di fluidi "freddi" ricchi di metano, sono state segnalate delle comunità a bivalvi giganti e anellidi (SUESS et al., 1985; RITGER et al., 1987) confrontabili alle più note comunità a bivalvi giganti, crostacei, pogonofori e tiobatteri im¬po¬state lungo le dorsali oceaniche nei pressi di black smokers e hot springs . Ad ogni modo nelle comunità bentoniche legate alla fuoriuscita di fluidi sul fondo marino, non sono mai state segnalate specie del genere Lucina nè tantomeno gli altri macrofossili che sono presenti nella maggior parte degli affioramenti di CaL. Inoltre le specie del genere Lucina vivono attualmente a scarsa profondità, in¬fossate in sedimenti fangosi, pochi metri al di sotto della linea di bassa marea e prediligono spesso le acque calde intertropicali (ad es. Lucina pectinata, L. pensylvanica).Il problema riguardante l'originario ambiente di deposi¬zione delle Lucine è dunque ben lungi dall'essere risolto, in virtù anche del fatto che la maggior parte dei depositi citati in letteratura è in realtà risedimentata (Lucine isolate in strati torbiditici, olistoliti calcarei e brecce a Lucine associati a slump o a olistostromi li¬guri). I dati fi¬nora raccolti testimoniano la presenza di Lucine in posizione primaria nella sola Successione epi¬ligure e secondaria invece nei depositi dell'avanfossa (le Lucine sono spesso as¬sociate a slump, olistostromi di pertinenza ligure, brecce e torbiditi a prove¬nienza appenninica). Il fatto poi che l'età dei più antichi depositi di Lucine, la loro posi¬zione stratigrafica e associazione faunistica sia del tutto correlabile a quella delle Forma¬zioni di Bismantova-S. Marino (SIMONELLI, 1883, 1891; DEL BUE, 1900; TRABUCCO, 1900, 1906; SACCO, 1901; NELLI, 1907) e che a loro volta blocchi di questi depositi si trovino in¬clusi come olistoliti negli stessi terreni dell'a¬vanfossa in cui si trovano gli olistoliti a Lu¬cine (addirittura talvolta associati in affiora¬mento) (PIALLI, 1966; RICCI LUCCHI & PIALLI 1973; CONTI, 1993), ci sembra possa fornire interes¬santi elementi nella comprensione degli eventi geodinamici (fasi tettoniche, correla¬zione fra depo¬siti epiliguri e peliti di chiusura, ecc.) che hanno interessato l'Appennino Setten¬trionale nel Mio¬cene.
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Osservazioni preliminari sui calcari a Lucine dell'Appennino Settentrionale / Conti, Stefano; Gelmini, R.; Ponzana, L.. - In: ATTI DELLA SOCIETÀ DEI NATURALISTI E MATEMATICI DI MODENA. - ISSN 0365-7027. - STAMPA. - 124:(1994), pp. 35-56.
Conti, Stefano; Gelmini, R.; Ponzana, L.
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