Il lavoro presenta una ricognizione dei reperti xilo-antracologici di piante con potenzialità alimentari per l’uomo, rinvenuti in Emilia Romagna in siti, archeologici e naturali, di età medievale. Nella quindicina di siti medievali in cui sono stati rinvenuti reperti lignei e carboni, 12 siti planiziari, localizzati nelle province di Bologna (2), Ferrara (4), Modena (5) e Reggio Emilia (1), hanno fornito materiali utili al tema in oggetto. Si tratta di 10 siti archeologici che hanno restituito sia manufatti (ciotole, piatti, pettini, ecc.) che reperti non lavorati (rametti, pezzi di legni, carboni, ecc.) e di 2 siti naturali (boschi sepolti da cui vengono tronchi, ceppi, rami, ecc.). Complessivamente sono stati individuati 22 taxa con potenzialità per l’alimentazione: Castanea sativa (Castagno), Clematis sp. (Clematide), Cornus mas (Corniolo maschio), Corylus avellana (Nocciolo), Crataegus oxyacantha (Biancospino selvatico), Crataegus sp. (Biancospino), Fagus selvatica (Faggio), Juglans regia (Noce), Juniperus communis (Ginepro), Malus sp. (Melo), Morus nigra (Gelso nero), Pinus pinea (Pino domestico), Prunus avium (Ciliegio), P. cerasus/P. domestica (Marasca/Susino), P.mahaleb (Ciliegio canino), Prunus sp. (Pruno), Pyrus sp. (Pero), Quercus caducif. (Querce caducifoglie), Rosa canina (Rosa selvatica), Sambucus nigra (Sambuco nero), Sorbus sp. (Sorbo), Vitis vinifera (Vite). La potenzialità alimentare dei taxa è dovuta al loro produrre parti eduli. La categoria maggiormente rappresentata è quella degli alberi/arbusti con frutti/semi eduli la cui partecipazione alla dieta alimentare medievale è comprovata da rinvenimenti carpologici e da testimonianze storiche, letterarie e artistiche. Si tratta principalmente di frutti/semi di consumo abituale come frutta fresca (ad es. ciliegie, uva.) o frutta secca (noci, nocciole, pinoli ecc.), più alcuni di consumo marginale, occasionale o di emergenza come i frutti di biancospino e le ghiande. Molti, tra i frutti in questione, potevano essere lavorati per ottenere sciroppi, gelatine, marmellate o composte e alcuni per ottenere bevande alcoliche (uva, corniole). Oltre al gruppo suddetto, vi sono alcune piante con altri usi o con parti eduli diverse: il Sambuco, i cui fiori potevano essere usati in frittate, la Clematide di cui potevano essere utilizzati i germogli per insalate, ambedue probabilmente spontanei negli orti o nelle siepi, e il Ginepro, presente nei boschi, i cui galbuli erano usati come aromatizzanti in cucina o per la preparazione di liquori. La tipologia dei reperti e i contesti di rinvenimento indicano, per la maggior parte delle piante in questione, l’appartenenza alla vegetazione autoctona planiziaria regionale e la loro presenza sia come piante spontanee in permanenze di vegetazione forestale, sia come piante coltivate o protette in orti, giardini e, in alcuni casi, anche in pieno campo con diverse forme di allevamento(Vite). Nonostante il limitato numero di siti indagati, l’archeoxiloantracologia dimostra di poter concorrere efficacemente alla conoscenza dell’eredità culturale alimentare regionale, poiché informa sulla presenza o no nell’area di alberi e arbusti spontanei o coltivati da cui provengono materiali vegetali eduli che fanno parte delle nostre tradizioni alimentari. Le sue potenzialità potranno attuarsi con una maggiore attenzione alla raccolta e allo studio sistematico dei reperti nei vari contesti in cui essi vengono, non infrequentemente, alla luce.

Reperti xilologici di alberi e arbusti con potenzialità nell'alimentazione umana (periodo medievale, Emilia-Romagna) / Marchesini, M; Marvelli, S; Forlani, L; VENEZIA C., M; Accorsi, Carla Alberta. - In: ATTI DELLA SOCIETÀ DEI NATURALISTI E MATEMATICI DI MODENA. - ISSN 0365-7027. - STAMPA. - 137 (2006):(2006), pp. 305-313.

Reperti xilologici di alberi e arbusti con potenzialità nell'alimentazione umana (periodo medievale, Emilia-Romagna)

ACCORSI, Carla Alberta
2006

Abstract

Il lavoro presenta una ricognizione dei reperti xilo-antracologici di piante con potenzialità alimentari per l’uomo, rinvenuti in Emilia Romagna in siti, archeologici e naturali, di età medievale. Nella quindicina di siti medievali in cui sono stati rinvenuti reperti lignei e carboni, 12 siti planiziari, localizzati nelle province di Bologna (2), Ferrara (4), Modena (5) e Reggio Emilia (1), hanno fornito materiali utili al tema in oggetto. Si tratta di 10 siti archeologici che hanno restituito sia manufatti (ciotole, piatti, pettini, ecc.) che reperti non lavorati (rametti, pezzi di legni, carboni, ecc.) e di 2 siti naturali (boschi sepolti da cui vengono tronchi, ceppi, rami, ecc.). Complessivamente sono stati individuati 22 taxa con potenzialità per l’alimentazione: Castanea sativa (Castagno), Clematis sp. (Clematide), Cornus mas (Corniolo maschio), Corylus avellana (Nocciolo), Crataegus oxyacantha (Biancospino selvatico), Crataegus sp. (Biancospino), Fagus selvatica (Faggio), Juglans regia (Noce), Juniperus communis (Ginepro), Malus sp. (Melo), Morus nigra (Gelso nero), Pinus pinea (Pino domestico), Prunus avium (Ciliegio), P. cerasus/P. domestica (Marasca/Susino), P.mahaleb (Ciliegio canino), Prunus sp. (Pruno), Pyrus sp. (Pero), Quercus caducif. (Querce caducifoglie), Rosa canina (Rosa selvatica), Sambucus nigra (Sambuco nero), Sorbus sp. (Sorbo), Vitis vinifera (Vite). La potenzialità alimentare dei taxa è dovuta al loro produrre parti eduli. La categoria maggiormente rappresentata è quella degli alberi/arbusti con frutti/semi eduli la cui partecipazione alla dieta alimentare medievale è comprovata da rinvenimenti carpologici e da testimonianze storiche, letterarie e artistiche. Si tratta principalmente di frutti/semi di consumo abituale come frutta fresca (ad es. ciliegie, uva.) o frutta secca (noci, nocciole, pinoli ecc.), più alcuni di consumo marginale, occasionale o di emergenza come i frutti di biancospino e le ghiande. Molti, tra i frutti in questione, potevano essere lavorati per ottenere sciroppi, gelatine, marmellate o composte e alcuni per ottenere bevande alcoliche (uva, corniole). Oltre al gruppo suddetto, vi sono alcune piante con altri usi o con parti eduli diverse: il Sambuco, i cui fiori potevano essere usati in frittate, la Clematide di cui potevano essere utilizzati i germogli per insalate, ambedue probabilmente spontanei negli orti o nelle siepi, e il Ginepro, presente nei boschi, i cui galbuli erano usati come aromatizzanti in cucina o per la preparazione di liquori. La tipologia dei reperti e i contesti di rinvenimento indicano, per la maggior parte delle piante in questione, l’appartenenza alla vegetazione autoctona planiziaria regionale e la loro presenza sia come piante spontanee in permanenze di vegetazione forestale, sia come piante coltivate o protette in orti, giardini e, in alcuni casi, anche in pieno campo con diverse forme di allevamento(Vite). Nonostante il limitato numero di siti indagati, l’archeoxiloantracologia dimostra di poter concorrere efficacemente alla conoscenza dell’eredità culturale alimentare regionale, poiché informa sulla presenza o no nell’area di alberi e arbusti spontanei o coltivati da cui provengono materiali vegetali eduli che fanno parte delle nostre tradizioni alimentari. Le sue potenzialità potranno attuarsi con una maggiore attenzione alla raccolta e allo studio sistematico dei reperti nei vari contesti in cui essi vengono, non infrequentemente, alla luce.
137 (2006)
305
313
Reperti xilologici di alberi e arbusti con potenzialità nell'alimentazione umana (periodo medievale, Emilia-Romagna) / Marchesini, M; Marvelli, S; Forlani, L; VENEZIA C., M; Accorsi, Carla Alberta. - In: ATTI DELLA SOCIETÀ DEI NATURALISTI E MATEMATICI DI MODENA. - ISSN 0365-7027. - STAMPA. - 137 (2006):(2006), pp. 305-313.
Marchesini, M; Marvelli, S; Forlani, L; VENEZIA C., M; Accorsi, Carla Alberta
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