La collettivizzazione della gestione di diritti di autori di opere dell’ingegno accomuna esperienze differenti di titolarità proprietarie intellettuali: le strutture di coordinamento hub&spoke, sui fronte del trasferimento tecnologico e di research&development; i framework normativi costituenti patent pools, nella tutela brevettuale; le collecting societies di diritti d’autore e connessi sulle opere creative, nei versanti del copyright; i data trusts, in contesti di utilizzazione individuale e amministrazione congiunta e condivisa di big data (tanto personali, quanto professionali). In ogni frangente ricorrono tipicità proprie dei «beni comuni della conoscenza», ed espressioni regolative intese a dissolvere anticommons, con soluzioni di coopetition, secondo modelli intenzionalmente «ibridi». In questo contributo se ne indagano, perciò, i paradigmi, le forme di governance, e le rationes (cooperative e redistributive); constatando, tuttavia, come in nessun caso sia formalmente enucleato un bene comune. Eppure, in ciascun ambito esaminato emergono corrispondenze con direttrici derivate dalle tesi regolative di Elinor Ostrom (adatte anche ad ambiti corporativi in conduzione di attività lucrative). Tale approccio è altresì affine a una sistematica di diritto dell’economia secondo la quale uno statuto generale delle imprese esercenti attività sostenibili sia dettagliato da statuti giuridici particolari ispirati a una regolazione «per principi», plasmata sulle forme oggettive delle attività piuttosto che, invece, su connotazioni soggettive.
Bosi, G.. "Beni (e servizi) comuni della conoscenza: modelli associativi per la gestione collettiva di diritti di proprietà intellettuale" Working paper, CEFIN WORKING PAPERS, Dipartimento di Economia Marco Biagi, 2026.
Beni (e servizi) comuni della conoscenza: modelli associativi per la gestione collettiva di diritti di proprietà intellettuale
Bosi, G.
2026
Abstract
La collettivizzazione della gestione di diritti di autori di opere dell’ingegno accomuna esperienze differenti di titolarità proprietarie intellettuali: le strutture di coordinamento hub&spoke, sui fronte del trasferimento tecnologico e di research&development; i framework normativi costituenti patent pools, nella tutela brevettuale; le collecting societies di diritti d’autore e connessi sulle opere creative, nei versanti del copyright; i data trusts, in contesti di utilizzazione individuale e amministrazione congiunta e condivisa di big data (tanto personali, quanto professionali). In ogni frangente ricorrono tipicità proprie dei «beni comuni della conoscenza», ed espressioni regolative intese a dissolvere anticommons, con soluzioni di coopetition, secondo modelli intenzionalmente «ibridi». In questo contributo se ne indagano, perciò, i paradigmi, le forme di governance, e le rationes (cooperative e redistributive); constatando, tuttavia, come in nessun caso sia formalmente enucleato un bene comune. Eppure, in ciascun ambito esaminato emergono corrispondenze con direttrici derivate dalle tesi regolative di Elinor Ostrom (adatte anche ad ambiti corporativi in conduzione di attività lucrative). Tale approccio è altresì affine a una sistematica di diritto dell’economia secondo la quale uno statuto generale delle imprese esercenti attività sostenibili sia dettagliato da statuti giuridici particolari ispirati a una regolazione «per principi», plasmata sulle forme oggettive delle attività piuttosto che, invece, su connotazioni soggettive.| File | Dimensione | Formato | |
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