Introduzione Gli ftalati, potenziali interferenti endocrini, rimangono inquinanti ambientali ubiquitari nonostante la legislazione sempre più restrittiva recentemente introdotta dall’Unione Europea sul loro utilizzo per la produzione di diverse categorie di prodotti quali giocattoli, cosmetici e materiale a uso alimentare. Questo studio si propone quindi di analizzare l’esposizione a tali composti nei primi anni di vita in un gruppo di neonati sani italiani, valutandone l’andamento temporale e il rischio associato. Materiali e Metodi Tra il 2019 e il 2020 è stata costituita una coorte prospettica di 197 coppie madre-bambino nella provincia di Modena. I campioni urinari sono stati raccolti in 5 time-point (nascita, 3, 6, 15 e 36 mesi), mentre per le madri i prelievi sono stati effettuati al parto e a 36 mesi. Otto metaboliti derivanti da sei dei principali ftalati (MMP, MEP, MnBP, MBzP, MEHP, MEHHP, MEOHP, MCOP) sono stati analizzati mediante tecniche di cromatografia liquida e spettrometria di massa. Sono state condotte analisi statistiche descrittive, valutazioni delle tendenze temporali e delle correlazioni tra madre e figlio e calcolati indici di rischio (Risk Quotients e Hazard Indices). Inoltre, è stato applicato un algoritmo di clustering gerarchico per identificare pattern di esposizione. Risultati Metaboliti di ftalati sono stati riscontrati in tutti i campioni analizzati. I livelli più bassi sono stati osservati nei campioni raccolti a 3 mesi, periodo in cui le interazioni del bambino con l’ambiente circostante sono più limitate, per poi aumentare nel corso del tempo. MEP mostra un picco a 15 mesi, mentre MnBP e MBzP risultano più elevati nei bambini di 36 mesi, periodo in cui i bambini tendono a presentare concentrazioni superiori rispetto alle madri. I livelli materni e quelli infantili appaiono correlati in tutti i periodi di tempo considerati e l’analisi di clustering evidenzia pattern espositivi temporali distinti, soprattutto nei bambini di 3 e 6 mesi. Gli indici di rischio sono risultati complessivamente inferiori ai limiti di riferimento, tuttavia, in ogni fase di campionamento sono stati rilevati superamenti delle soglie di attenzione. Conclusioni L’esposizione a ftalati nei bambini residenti nella provincia di Modena si conferma diffusa, anche per composti soggetti a regolamentazioni rigorose. Alcune diadi madre-bambino mostrano costantemente livelli più elevati di metaboliti, suggerendo fonti di esposizione comuni all’interno dell’ambiente domestico. L’analisi dei cluster suggerisce che l’aumento delle interazioni ambientali nei primi mesi di vita possa ridurre l’efficacia delle misure protettive. Nonostante i progressi normativi, emerge la necessità di ridurre l’esposizione precoce a queste sostanze.
Studio dell’esposizione agli ftalati e risk assessment in una coorte di bambini nella provincia di Modena / Righi, Elena; Lucaccioni, Laura; Trevisani, Viola; De Pasquale, Lisa; Lugli, Camilla; Passini, Erica; Ferrari, Angela; Iughetti, Lorenzo; Palandri, Lucia. - In: JOURNAL OF PREVENTIVE MEDICINE AND HYGIENE. - ISSN 2421-4248. - 66:3 sup 1(2025), pp. 151-151. ( Congresso Nazionale Società Italiana Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI) Bologna, 22-25 ottobre 2025).
Studio dell’esposizione agli ftalati e risk assessment in una coorte di bambini nella provincia di Modena
ELENA RIGHI
;LAURA LUCACCIONI;VIOLA TREVISANI;LISA DE PASQUALE;CAMILLA LUGLI;ERICA PASSINI;ANGELA FERRARI;LORENZO IUGHETTI;LUCIA PALANDRI
2025
Abstract
Introduzione Gli ftalati, potenziali interferenti endocrini, rimangono inquinanti ambientali ubiquitari nonostante la legislazione sempre più restrittiva recentemente introdotta dall’Unione Europea sul loro utilizzo per la produzione di diverse categorie di prodotti quali giocattoli, cosmetici e materiale a uso alimentare. Questo studio si propone quindi di analizzare l’esposizione a tali composti nei primi anni di vita in un gruppo di neonati sani italiani, valutandone l’andamento temporale e il rischio associato. Materiali e Metodi Tra il 2019 e il 2020 è stata costituita una coorte prospettica di 197 coppie madre-bambino nella provincia di Modena. I campioni urinari sono stati raccolti in 5 time-point (nascita, 3, 6, 15 e 36 mesi), mentre per le madri i prelievi sono stati effettuati al parto e a 36 mesi. Otto metaboliti derivanti da sei dei principali ftalati (MMP, MEP, MnBP, MBzP, MEHP, MEHHP, MEOHP, MCOP) sono stati analizzati mediante tecniche di cromatografia liquida e spettrometria di massa. Sono state condotte analisi statistiche descrittive, valutazioni delle tendenze temporali e delle correlazioni tra madre e figlio e calcolati indici di rischio (Risk Quotients e Hazard Indices). Inoltre, è stato applicato un algoritmo di clustering gerarchico per identificare pattern di esposizione. Risultati Metaboliti di ftalati sono stati riscontrati in tutti i campioni analizzati. I livelli più bassi sono stati osservati nei campioni raccolti a 3 mesi, periodo in cui le interazioni del bambino con l’ambiente circostante sono più limitate, per poi aumentare nel corso del tempo. MEP mostra un picco a 15 mesi, mentre MnBP e MBzP risultano più elevati nei bambini di 36 mesi, periodo in cui i bambini tendono a presentare concentrazioni superiori rispetto alle madri. I livelli materni e quelli infantili appaiono correlati in tutti i periodi di tempo considerati e l’analisi di clustering evidenzia pattern espositivi temporali distinti, soprattutto nei bambini di 3 e 6 mesi. Gli indici di rischio sono risultati complessivamente inferiori ai limiti di riferimento, tuttavia, in ogni fase di campionamento sono stati rilevati superamenti delle soglie di attenzione. Conclusioni L’esposizione a ftalati nei bambini residenti nella provincia di Modena si conferma diffusa, anche per composti soggetti a regolamentazioni rigorose. Alcune diadi madre-bambino mostrano costantemente livelli più elevati di metaboliti, suggerendo fonti di esposizione comuni all’interno dell’ambiente domestico. L’analisi dei cluster suggerisce che l’aumento delle interazioni ambientali nei primi mesi di vita possa ridurre l’efficacia delle misure protettive. Nonostante i progressi normativi, emerge la necessità di ridurre l’esposizione precoce a queste sostanze.Pubblicazioni consigliate

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