Negli ultimi anni, l’attenzione degli studiosi e degli operatori d’impresa, nell’ambito della valutazione del capitale economico, si è sempre più rivolta alla considerazione del cash flow quale grandezza di riferimento. In esso, da alcuni autori, viene visto il giudizio di maggior consistenza sulla gestione, attinente agli aspetti economico, patrimoniale e finanziario. Secondo tale idea (sviluppata in primis da diversi studiosi americani, ma fatta propria anche da molti europei), la focalizzazione sul cash flow diviene lo strumento principale per il controllo d’impresa (riferito sia ai processi aziendali che ai risultati conseguiti), in un’ottica strategica di breve e di lungo periodo. Una delle basi del processo che ha portato il flusso di cassa ad essere considerato come la grandezza di riferimento può essere vista nella sfiducia verso il reddito, come elemento in grado di esprimere un corretto risultato della gestione, o più in generale verso la contabilità stessa, come processo capace di dare un reale contributo all’efficienza della gestione. Questo è dovuto all’influenza delle politiche di bilancio e alle distorsioni interne ai dati contabili, derivanti dalla contrapposizione fra principio di competenza e di prudenza, nonché dall’influenza della disciplina fiscale su quella civilistica. Tale visione potrebbe essere già posta sotto luce critica dalla considerazione che il cash flow è pure una grandezza di natura contabile, poiché calcolato sulla base di dati provenienti dal bilancio, per cui anch’esso potrebbe risentire di alcuni dei problemi appena enunciati. Ma aldilà di quest’ultima considerazione, il presente paper si pone l’obiettivo di valutare criticamente le recenti tendenze suddette. In esso si cerca di analizzare, tramite un’analisi della letteratura presente in materia, e con riferimento agli studi degli autori classici della scuola aziendale, il ruolo del reddito nel processo di valutazione del capitale economico e, tramite un confronto fra cash flow ed una misura di reddito opportunamente “trattata” (per usare le parole di Luigi Guatri), quale dei due indicatori possa costituire la più idonea base di riferimento per una valutazione del capitale economico. Scopo ultimo del paper è quello di stabilire se il cash flow può essere dunque considerato come la grandezza di riferimento principale per la valutazione, una grandezza da affiancare al reddito e agli altri dati di bilancio nelle considerazioni sottostanti a tale processo, o invece un mero surrogato del reddito, unico indicatore, secondo quest’ultima ottica, capace di esprimere in modo significativo il risultato della gestione aziendale.

Il cash flow come elemento per la valutazione del capitale economico: grandezza di riferimento o surrogato del reddito? / Badia, Francesco. - (2002), pp. 1-28. (Intervento presentato al convegno - tenutosi a Roma nel 20 settembre 2002).

Il cash flow come elemento per la valutazione del capitale economico: grandezza di riferimento o surrogato del reddito?

BADIA, Francesco
2002

Abstract

Negli ultimi anni, l’attenzione degli studiosi e degli operatori d’impresa, nell’ambito della valutazione del capitale economico, si è sempre più rivolta alla considerazione del cash flow quale grandezza di riferimento. In esso, da alcuni autori, viene visto il giudizio di maggior consistenza sulla gestione, attinente agli aspetti economico, patrimoniale e finanziario. Secondo tale idea (sviluppata in primis da diversi studiosi americani, ma fatta propria anche da molti europei), la focalizzazione sul cash flow diviene lo strumento principale per il controllo d’impresa (riferito sia ai processi aziendali che ai risultati conseguiti), in un’ottica strategica di breve e di lungo periodo. Una delle basi del processo che ha portato il flusso di cassa ad essere considerato come la grandezza di riferimento può essere vista nella sfiducia verso il reddito, come elemento in grado di esprimere un corretto risultato della gestione, o più in generale verso la contabilità stessa, come processo capace di dare un reale contributo all’efficienza della gestione. Questo è dovuto all’influenza delle politiche di bilancio e alle distorsioni interne ai dati contabili, derivanti dalla contrapposizione fra principio di competenza e di prudenza, nonché dall’influenza della disciplina fiscale su quella civilistica. Tale visione potrebbe essere già posta sotto luce critica dalla considerazione che il cash flow è pure una grandezza di natura contabile, poiché calcolato sulla base di dati provenienti dal bilancio, per cui anch’esso potrebbe risentire di alcuni dei problemi appena enunciati. Ma aldilà di quest’ultima considerazione, il presente paper si pone l’obiettivo di valutare criticamente le recenti tendenze suddette. In esso si cerca di analizzare, tramite un’analisi della letteratura presente in materia, e con riferimento agli studi degli autori classici della scuola aziendale, il ruolo del reddito nel processo di valutazione del capitale economico e, tramite un confronto fra cash flow ed una misura di reddito opportunamente “trattata” (per usare le parole di Luigi Guatri), quale dei due indicatori possa costituire la più idonea base di riferimento per una valutazione del capitale economico. Scopo ultimo del paper è quello di stabilire se il cash flow può essere dunque considerato come la grandezza di riferimento principale per la valutazione, una grandezza da affiancare al reddito e agli altri dati di bilancio nelle considerazioni sottostanti a tale processo, o invece un mero surrogato del reddito, unico indicatore, secondo quest’ultima ottica, capace di esprimere in modo significativo il risultato della gestione aziendale.
2002
-
Roma
20 settembre 2002
1
28
Badia, Francesco
Il cash flow come elemento per la valutazione del capitale economico: grandezza di riferimento o surrogato del reddito? / Badia, Francesco. - (2002), pp. 1-28. (Intervento presentato al convegno - tenutosi a Roma nel 20 settembre 2002).
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11380/1331298
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