Giulio Andreotti e Silvio Berlusconi: sono loro le grandi figure del potere dell’Italia repubblicana. Entrambi coinvolti in gravi vicende giudiziarie e accusati di condotte pubbliche e private opache, sono sempre riusciti a preservare la loro immagine sufficientemente integra per continuare ad essere protagonisti della scena politica. Di fronte agli scarsi esiti ottenuti dalle inchieste giudiziarie e giornalistiche – tanto sul piano processuale quanto nell’opinione pubblica –, emerge dunque il problema di individuare nuove forme di elaborazione narrativa e critica di tali figure del potere, considerate nella loro opacità e impenetrabilità. Il Caimano di Nanni Moretti (2006) e Il Divo di Paolo Sorrentino (2008), pur nelle soluzioni antitetiche escogitate, sembrano partire proprio da questo assunto: non basta limitarsi a scavare nelle pieghe dei fatti riguardanti Berlusconi e Andreotti per scalfire la patina che copre “i segreti” del potere, secondo le modalità tipiche dell’inchiesta, ma occorre operare una diagnosi delle forme di credenza all’interno delle quali si è verificata la presa e il mantenimento del potere da parte dei due leader. Attraverso l'analisi di alcuni passaggi nodali presenti in questi due film, l’intervento si propone di evidenziare le caratteristiche peculiari di questa attitudine diagnostica che conferisce ai film in oggetto una posizione estremamente particolare nel panorama dei film biografici e/o d’inchiesta che mirano a portare alla luce elementi, poco noti o sconosciuti al grande pubblico, riguardanti la vita e l’operato degli uomini di potere.
Bio(graphical)Poli(tical)Pic(tures): inchiesta e diagnosi nel cinema italiano / Tagliani, G; Zucconi, Francesco. - (2015), pp. 165-180. (Intervento presentato al convegno II Congreso Internacional del GESC, Secreto y Transparencia: wikileaks y otros cambios en la semiosfera mediatica tenutosi a Madrid nel 2013 20-22/11).
Bio(graphical)Poli(tical)Pic(tures): inchiesta e diagnosi nel cinema italiano
Tagliani G;
2015
Abstract
Giulio Andreotti e Silvio Berlusconi: sono loro le grandi figure del potere dell’Italia repubblicana. Entrambi coinvolti in gravi vicende giudiziarie e accusati di condotte pubbliche e private opache, sono sempre riusciti a preservare la loro immagine sufficientemente integra per continuare ad essere protagonisti della scena politica. Di fronte agli scarsi esiti ottenuti dalle inchieste giudiziarie e giornalistiche – tanto sul piano processuale quanto nell’opinione pubblica –, emerge dunque il problema di individuare nuove forme di elaborazione narrativa e critica di tali figure del potere, considerate nella loro opacità e impenetrabilità. Il Caimano di Nanni Moretti (2006) e Il Divo di Paolo Sorrentino (2008), pur nelle soluzioni antitetiche escogitate, sembrano partire proprio da questo assunto: non basta limitarsi a scavare nelle pieghe dei fatti riguardanti Berlusconi e Andreotti per scalfire la patina che copre “i segreti” del potere, secondo le modalità tipiche dell’inchiesta, ma occorre operare una diagnosi delle forme di credenza all’interno delle quali si è verificata la presa e il mantenimento del potere da parte dei due leader. Attraverso l'analisi di alcuni passaggi nodali presenti in questi due film, l’intervento si propone di evidenziare le caratteristiche peculiari di questa attitudine diagnostica che conferisce ai film in oggetto una posizione estremamente particolare nel panorama dei film biografici e/o d’inchiesta che mirano a portare alla luce elementi, poco noti o sconosciuti al grande pubblico, riguardanti la vita e l’operato degli uomini di potere.File | Dimensione | Formato | |
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