The attempted crime is the only one that has resisted the charm of modernity; it remains there, stationery over the years, out of the political-criminal lines and the attention of most. The increasingly frequent fractionability of the criminal conduct given the complexity of offences may allow the old attempt to revive its second youth. The discipline of attempted crime, as conceived and defined by the legislator of the Italian Criminal Code, was created with the clear aim of widening the scope of punishability compared to that contained in the previous text after the Unification of Italy. Hermeneutic lines outlined by the doctrine are still prisoners of the obvious congenital limits and the vagueness of the requirements of suitability and unambiguousness of acts. The guidelines of the Supreme Court judgements also respond to the needs of social defence with excesses of punitivism that are often recorded in practice, reaching a sublimation of the two criteria of assessment. However, the attempt suffers from a congenital lack of strict construction feature due to the vertical extension of criminal liability, through expressions that are incapable of fully grasping the multiform reality that can occur in a criminal conduct. The halting of conduct at the attempt stage reveals a series of basic problems: objective or subjective approach, naturalism and normativism, and in essence the need to backtrack in description of the offence in order to criminalise facts that are inchoate, even if intended, due to the intervention of independent factors. It is not possible today, however, to analyse the law of attempt without placing it in its current context, without taking into consideration the changes that the criminal justice system has recorded in recent years. Criminal law traditionally, through its sanctions, prosecutes acts that have already caused harms to an interest worthy of protection, intervenes in essence when it is too late. But the tendencies of modern criminal law, increasingly directed towards the construction of incriminating cases that punish inchoate acts that do not cause an injury to the legal asset but only its actual or presumed endangerment, create a link with police law: the criminal law of harm, increasingly gives way to the criminal law of risk and security. It is precisely in this context that the law of attempt needs a deep and articulate reinterpretation, in the dual perspective of current state and in a prospect of reform. The comparative perspective, in this respect, provides cues for new interpretations, for seeking alternative hermeneutic solutions, which, however, require subsequent harmonisation in order to be correctly cast in the domestic regulatory context, with what is the wording of the provision. The problem of identifying when an act is suitable, how to assess suitability, on what basis to assess it and what meaning to attach to the requirement of its unambiguous direction, have not yet found truly satisfactory solutions. The assessment of the elements characterising the attempted crime mainly concerns the extent and potential charge of the offence, orbiting within the concepts of risk and danger and their reciprocal interactions. A normative assessment of the fraction of conduct enacted by the offender could make it possible to identify on a safer basis the moment at which conduct becomes relevant to criminal law.

L’istituto del delitto tentato è forse l'unico a resistere al fascino della modernità; rimane lì, fermo negli anni, fuori dalle linee politico-criminali e dall’attenzione dei più. La sempre più frequente frazionabilità dell'iter criminis data dalla complessità di realizzazione delle condotte criminose può consentire all’anziano tentativo di rivivere una sua seconda giovinezza. La disciplina del delitto tentato, così come pensata e definita dal legislatore del codice, fu realizzata con il chiaro scopo di ampliare gli spazi di punibilità rispetto a quella contenuta nel testo post-unitario. Le linee ermeneutiche delineate dalla dottrina sono ancora prigioniere degli evidenti limiti congeniti e della vaghezza dei requisiti dell’idoneità e dell’univocità degli atti. Gli orientamenti della giurisprudenza rispondono soprattutto ad esigenze di difesa sociale con eccessi di punitivismo che si registrano sovente nella prassi, arrivando ad una sublimazione dei due criteri di accertamento. L’istituto del tentativo sconta comunque una congenita carenza di determinatezza data dall’estensione verticale della punibilità, attraverso espressioni che sono incapaci di afferrare completamente la realtà poliforme che può ricorrere nel crimen in itinere. L’arrestarsi della condotta criminosa allo stadio del tentativo palesa una serie di problemi di fondo: approccio oggettivo o soggettivo, naturalismo e normativismo e in sostanza l’esigenza di fare marcia indietro nella tipizzazione dell’offesa per sanzionare fatti che non si sono completamente realizzati, seppur voluti, per l’intervento di fattori indipendenti. Non si può oggi, però, analizzare un istituto così classico senza calarlo nel contesto attuale, senza prendere in considerazione i mutamenti che il sistema penale ha registrato negli ultimi anni. Il diritto penale tradizionalmente attraverso le sue sanzioni, attraverso la pena, interviene a sanzionare fatti che già hanno causato un danno a interessi meritevoli di tutela, interviene in sostanza quando ormai è troppo tardi. Ma le tendenze del diritto penale moderno, sempre più indirizzato alla costruzione di fattispecie incriminatrici che puniscono fatti che non provocano una lesione del bene giuridico ma soltanto una sua messa in pericolo effettiva o presunta, creano un collegamento con il diritto di polizia: il diritto penale dell’evento, della lesione cede sempre con maggior frequenza il passo al diritto penale del rischio e della sicurezza. È proprio in questo contesto che l’istituto del delitto tentato necessita di una profonda ed articolata rilettura, nella doppia prospettiva de lege lata e de lege ferenda. La prospettiva comparata, a tale riguardo, fornisce spunti per nuove interpretazioni, per cercare quindi soluzioni ermeneutiche alternative, le quali tuttavia necessitano di una armonizzazione successiva per essere correttamente calate nel contesto normativo interno, con quello che è il tenore letterale della disposizione. Il problema di individuare quando l’atto è idoneo, come valutare l’idoneità, su quale base valutarla e quale significato attribuire al requisito della sua direzione non equivoca, non hanno ancora trovato soluzioni veramente appaganti. La valutazione degli elementi che caratterizzano il delitto tentato riguardano principalmente l’entità e la carica potenziale dell’offesa, orbitando nell’ambito dei concetti di rischio e di pericolo e nelle loro reciproche interazioni. Una valutazione di carattere normativo della frazione di condotta posta in essere dall’agente potrebbe consentire di individuare su basi più sicure il momento in cui un comportamento assume rilevanza per il diritto penale.

LA SITUAZIONE PERICOLOSA NEL DELITTO TENTATO. RISCHIO INTERNO E DEFINIZIONE DELL’ATTO PUNIBILE / Riccardo Orlandi - : . , 2023 Feb 15. ((35. ciclo, Anno Accademico 2021/2022.

LA SITUAZIONE PERICOLOSA NEL DELITTO TENTATO. RISCHIO INTERNO E DEFINIZIONE DELL’ATTO PUNIBILE

ORLANDI, RICCARDO
2023-02-15

Abstract

L’istituto del delitto tentato è forse l'unico a resistere al fascino della modernità; rimane lì, fermo negli anni, fuori dalle linee politico-criminali e dall’attenzione dei più. La sempre più frequente frazionabilità dell'iter criminis data dalla complessità di realizzazione delle condotte criminose può consentire all’anziano tentativo di rivivere una sua seconda giovinezza. La disciplina del delitto tentato, così come pensata e definita dal legislatore del codice, fu realizzata con il chiaro scopo di ampliare gli spazi di punibilità rispetto a quella contenuta nel testo post-unitario. Le linee ermeneutiche delineate dalla dottrina sono ancora prigioniere degli evidenti limiti congeniti e della vaghezza dei requisiti dell’idoneità e dell’univocità degli atti. Gli orientamenti della giurisprudenza rispondono soprattutto ad esigenze di difesa sociale con eccessi di punitivismo che si registrano sovente nella prassi, arrivando ad una sublimazione dei due criteri di accertamento. L’istituto del tentativo sconta comunque una congenita carenza di determinatezza data dall’estensione verticale della punibilità, attraverso espressioni che sono incapaci di afferrare completamente la realtà poliforme che può ricorrere nel crimen in itinere. L’arrestarsi della condotta criminosa allo stadio del tentativo palesa una serie di problemi di fondo: approccio oggettivo o soggettivo, naturalismo e normativismo e in sostanza l’esigenza di fare marcia indietro nella tipizzazione dell’offesa per sanzionare fatti che non si sono completamente realizzati, seppur voluti, per l’intervento di fattori indipendenti. Non si può oggi, però, analizzare un istituto così classico senza calarlo nel contesto attuale, senza prendere in considerazione i mutamenti che il sistema penale ha registrato negli ultimi anni. Il diritto penale tradizionalmente attraverso le sue sanzioni, attraverso la pena, interviene a sanzionare fatti che già hanno causato un danno a interessi meritevoli di tutela, interviene in sostanza quando ormai è troppo tardi. Ma le tendenze del diritto penale moderno, sempre più indirizzato alla costruzione di fattispecie incriminatrici che puniscono fatti che non provocano una lesione del bene giuridico ma soltanto una sua messa in pericolo effettiva o presunta, creano un collegamento con il diritto di polizia: il diritto penale dell’evento, della lesione cede sempre con maggior frequenza il passo al diritto penale del rischio e della sicurezza. È proprio in questo contesto che l’istituto del delitto tentato necessita di una profonda ed articolata rilettura, nella doppia prospettiva de lege lata e de lege ferenda. La prospettiva comparata, a tale riguardo, fornisce spunti per nuove interpretazioni, per cercare quindi soluzioni ermeneutiche alternative, le quali tuttavia necessitano di una armonizzazione successiva per essere correttamente calate nel contesto normativo interno, con quello che è il tenore letterale della disposizione. Il problema di individuare quando l’atto è idoneo, come valutare l’idoneità, su quale base valutarla e quale significato attribuire al requisito della sua direzione non equivoca, non hanno ancora trovato soluzioni veramente appaganti. La valutazione degli elementi che caratterizzano il delitto tentato riguardano principalmente l’entità e la carica potenziale dell’offesa, orbitando nell’ambito dei concetti di rischio e di pericolo e nelle loro reciproche interazioni. Una valutazione di carattere normativo della frazione di condotta posta in essere dall’agente potrebbe consentire di individuare su basi più sicure il momento in cui un comportamento assume rilevanza per il diritto penale.
THE DANGEROUS SITUATION IN THE CRIMINAL ATTEMPT. INHERENT RISK AND IDENTIFICATION OF PUNISHABLE ACT
15-feb-2023
DONINI, Massimo
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Descrizione: Tesi definitiva Orlandi Riccardo
Tipologia: Tesi di dottorato
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11380/1297628
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