In the hyperhistorical societies in which we live, the informational exchange that takes place within what Floridi defines as the infosphere is largely conveyed by ICT technologies, now increasingly widespread and now able to generate and share data and information independently. Although it may seem distant from one's own discipline, the concept of data must attract the attention of the historian because it is with data, as original uninterpreted representations of a phenomenon, that it is possible to generate information, hence sources. For any source to exist it needs an event that generates it, just as any information needs data to be generated and in 2020 about 64.2 zettabytes of data were generated and exchanged. There are no historical sources that have not been produced through the use of technology, and every source manifests itself to us thanks to a process of inscription, which, as Ferraris tells us, is also at the basis of the creation of digital sources today. The amount of data produced, therefore of inscriptions, poses the historian of the present and the future with a problem that is both quantitative and qualitative in nature. Once, oblivion was the rule, today it is the exception. The processes of digitization have a decisive impact on the disciplines of archiving and history, especially with regard to the management of sources, which, following a process of dematerialization and remediation, are now available online through digital tools. The transformation of sources - be they digital born or re-edited material sources - into digital objects offers historians, historians, archivists and archivists the possibility to imagine and theorize new forms of organization and dissemination of historical content. Now, as never before, sources, the purest representation of history, can become accessible in a simple and direct way even to non-specialized users. In order to develop this process in the best possible way, it is necessary to develop digital archiving systems that not only ensure the correct and orderly deposit of sources in all phases of the life of an archives, but also take into account accessibility and use by a general public. To reach this goal, it is necessary that professionals with different skills work together, in order to develop the best of what technologies already offer us today. Metadata, shared metadata standards, the use of common vocabularies such as FOAF or DCMI and the development of the RDF model, designed for the integrated representation of information originating from multiple and heterogeneous sources, allow us to create ontologies, including semantic ones, within the repository itself. The Information Packages, which are specific sets of metadata used in digital archives management systems like OAIS, should make us reflect in a meta-historical sense on the processes of explanation and narration that have always determined the historiographic production. This reflection inevitably leads us to an epistemological analysis and critique of the idea of source, especially if observed as a narrative complexity. History and historiography overlap in a digital system that allows to show the historical reality in its original medium. The possibility of attributing new information to the sources within a process of digital neo-intermediation, together with a telepistemic access to the archives where the source enters the researcher's working space, allows us to imagine and develop innovative ways of historiographic production and history

Nelle società iperstoriche in cui viviamo lo scambio informazionale che avviene all'interno di ciò che Floridi definisce infosfera è in grande parte veicolato da tecnologie ICT, oggi sempre più diffuse e ormai in grado di generare e condividere autonomamente dati e informazioni. Per quanto possa sembrare distante dalla propria disciplina, il concetto di dato deve attrarre l'attenzione dello storico perché è con i dati in quanto rappresentazioni originarie non interpretate di un fenomeno, che è possibile generare informazione, dunque fonti. Perché ogni fonte esista ha bisogno di un evento che la generi, così come ogni informazione ha bisogno di dati per essere generata e nel 2020 sono stati generati e scambiati circa 64,2 zettabyte di dati. Non esistono fonti storiche che non siano state prodotte attraverso l’utilizzo di una tecnologia e ogni fonte si manifesta a noi grazie ad un processo di iscrizione, che come ci dice Ferraris è anche oggi alla base della realizzazione di fonti digitali. La quantità di dati prodotti, dunque di iscrizioni, pone lo storico del presente e del futuro davanti ad un problema che è di natura sia quantitativa sia qualitativa. Un tempo l’oblio era la regola, oggi è l’eccezione. I processi di digitalizzazione hanno dunque un impatto determinante sulle discipline dell’archivistica e della storia, in particolar modo in riferimento alla gestione delle fonti, che in seguito ad un processo di dematerializzazione e rimediazione divengono oggi fruibili online attraverso strumenti digitali. La trasformazione delle fonti - siano esse digital born o fonti materiche ri-mediate - in oggetti digitali offre a storici, storiche, archivisti e archiviste, la possibilità di immaginare e teorizzare nuove forme di organizzazione e di diffusione del contenuto storico. Ora come mai prima, le fonti, la rappresentazione più pura della storia, possono divenire accessibili in modo semplice e diretto anche da fruitori non specializzati. Perché questo processo possa essere sviluppato nel modo migliore è necessario elaborare dei sistemi di archiviazione digitale che oltre ad assicurare il corretto e ordinato deposito delle fonti in tutte le fasi di vita di un archivio, tengano in considerazione anche l’accessibilità e la fruizione per un pubblico generalista. Per raggiungere questo obiettivo è necessario che professionisti con competenze differenti lavorino insieme, al fine di poter sviluppare al meglio ciò che già oggi le tecnologie ci offrono. Metadati, standard condivisi di metadatazione, utilizzo di vocabolari comuni come FOAF o DCMI e lo sviluppo del modello RDF, progettato per la rappresentazione integrata di informazioni originate da fonti multiple ed eterogenee, ci permettono di realizzare delle ontologie anche semantiche all’interno dell’archivio stesso. Gli Information Package, che altro non sono che set specifici di metadati, utilizzati in sistemi di gestione degli archivi digitali come OAIS, ci devono far riflettere in senso metastorico sui processi di spiegazione e narrazione che da sempre determinano la produzione storiografica. Questa riflessione ci porta inevitabilmente a doversi confrontare con una analisi e una critica di natura epistemologica dell’idea di fonte, sopratutto se osservata come una complessità narrativa. Storia e storiografia si sovrappongono in un sistema digitale che consente di mostrare la realtà storica nel suo medium originale. La possibilità di attribuire alle fonti nuove informazioni all’interno di un processo di neointermediazione digitale, unita ad un accesso telepistemico agli archivi dove la fonte entra all’interno dello spazio di lavoro del ricercatore, consente di immaginare e sviluppare innovativi modi di produzione storiografica e di diffusione della storia.

Le fonti nelle società iperstoriche. Analisi e critica dei processi di dematerializzazione, archiviazione e fruizione delle fonti digitali e digitalizzate per una diffusione sociale della storia / Manfredi Scanagatta - : . , 2022 Nov 18. ((34. ciclo, Anno Accademico 2020/2021.

Le fonti nelle società iperstoriche. Analisi e critica dei processi di dematerializzazione, archiviazione e fruizione delle fonti digitali e digitalizzate per una diffusione sociale della storia.

SCANAGATTA, Manfredi
2022

Abstract

Nelle società iperstoriche in cui viviamo lo scambio informazionale che avviene all'interno di ciò che Floridi definisce infosfera è in grande parte veicolato da tecnologie ICT, oggi sempre più diffuse e ormai in grado di generare e condividere autonomamente dati e informazioni. Per quanto possa sembrare distante dalla propria disciplina, il concetto di dato deve attrarre l'attenzione dello storico perché è con i dati in quanto rappresentazioni originarie non interpretate di un fenomeno, che è possibile generare informazione, dunque fonti. Perché ogni fonte esista ha bisogno di un evento che la generi, così come ogni informazione ha bisogno di dati per essere generata e nel 2020 sono stati generati e scambiati circa 64,2 zettabyte di dati. Non esistono fonti storiche che non siano state prodotte attraverso l’utilizzo di una tecnologia e ogni fonte si manifesta a noi grazie ad un processo di iscrizione, che come ci dice Ferraris è anche oggi alla base della realizzazione di fonti digitali. La quantità di dati prodotti, dunque di iscrizioni, pone lo storico del presente e del futuro davanti ad un problema che è di natura sia quantitativa sia qualitativa. Un tempo l’oblio era la regola, oggi è l’eccezione. I processi di digitalizzazione hanno dunque un impatto determinante sulle discipline dell’archivistica e della storia, in particolar modo in riferimento alla gestione delle fonti, che in seguito ad un processo di dematerializzazione e rimediazione divengono oggi fruibili online attraverso strumenti digitali. La trasformazione delle fonti - siano esse digital born o fonti materiche ri-mediate - in oggetti digitali offre a storici, storiche, archivisti e archiviste, la possibilità di immaginare e teorizzare nuove forme di organizzazione e di diffusione del contenuto storico. Ora come mai prima, le fonti, la rappresentazione più pura della storia, possono divenire accessibili in modo semplice e diretto anche da fruitori non specializzati. Perché questo processo possa essere sviluppato nel modo migliore è necessario elaborare dei sistemi di archiviazione digitale che oltre ad assicurare il corretto e ordinato deposito delle fonti in tutte le fasi di vita di un archivio, tengano in considerazione anche l’accessibilità e la fruizione per un pubblico generalista. Per raggiungere questo obiettivo è necessario che professionisti con competenze differenti lavorino insieme, al fine di poter sviluppare al meglio ciò che già oggi le tecnologie ci offrono. Metadati, standard condivisi di metadatazione, utilizzo di vocabolari comuni come FOAF o DCMI e lo sviluppo del modello RDF, progettato per la rappresentazione integrata di informazioni originate da fonti multiple ed eterogenee, ci permettono di realizzare delle ontologie anche semantiche all’interno dell’archivio stesso. Gli Information Package, che altro non sono che set specifici di metadati, utilizzati in sistemi di gestione degli archivi digitali come OAIS, ci devono far riflettere in senso metastorico sui processi di spiegazione e narrazione che da sempre determinano la produzione storiografica. Questa riflessione ci porta inevitabilmente a doversi confrontare con una analisi e una critica di natura epistemologica dell’idea di fonte, sopratutto se osservata come una complessità narrativa. Storia e storiografia si sovrappongono in un sistema digitale che consente di mostrare la realtà storica nel suo medium originale. La possibilità di attribuire alle fonti nuove informazioni all’interno di un processo di neointermediazione digitale, unita ad un accesso telepistemico agli archivi dove la fonte entra all’interno dello spazio di lavoro del ricercatore, consente di immaginare e sviluppare innovativi modi di produzione storiografica e di diffusione della storia.
Sources in hyperhistorical societies. Analysis and critique of the processes of dematerialization, archiving and fruition of digital and digitized sources for a history social dissemination
BERTUCELLI, Lorenzo
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Descrizione: Tesi definitiva di Scanagatta Manfredi
Tipologia: Tesi di dottorato
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