In the wake of WW1, the delegates of the winning Powers redrew the international geopolitical balances in Paris. The dissolution of the multiethnic Austria-Hungary led to the birth of several National Councils, manifestation of the different ethnic components of the Empire and of the new States, established in the aftermath of the First World War. From an international legal perspective, one of the most intricate case was the ‘adriatic question’. The legal status concerning the territory of the corpus separatum of Fiume drew the attention of the Italian jurists. In between the end of WW1 and the Treaty of Rome (1924), Fiume lived a chaotic and uncertain situation, from a political, legal, administrative and economic standpoint. In 1918, a Croatian National Council, subject to the National Council of Zagreb proclaimed within the new Kingdom of the Serbs, Croats and Slovenes, arose beside the Italian National Council of Fiume. These were years of political and institutional tension. Formerly, Fiume was occupied by the Inter-Allied troops, thereafter d’Annunzio’s occupation would transformed into the Italian Regency of Carnaro (unrecognized State), and lastly the Treaty of Rapallo laid the foundations for the Free State of Fiume (1921). This latter appeared in a scenario of instability, on account of the fascist violence that forced Riccardo Zanella (the leader of the Autotomous Party) to the exile. As regards the international legal status of Fiume, the coeval Italian doctrine conceived several theories, mostly influenced by the compelling political tension and by the nationalist rhetoric, but in a few cases deprived of any ideality and prejudice.

All’indomani del primo conflitto mondiale, i delegati delle Potenze vincitrici ridisegnarono a Parigi gli equilibri geo-politici internazionali. La dissoluzione della multietnica Austria-Ungheria portò alla nascita di diversi Consigli nazionali, espressione delle varie componenti etniche dell’Impero e dei nuovi Stati sorti nel primo dopoguerra. Una delle vicende più intricate dal punto di vista del diritto internazionale fu la ‘questione adriatica’. Ad attirare l’attenzione dei giuristi italiani fu soprattutto lo status giuridico del territorio appartenente al corpus separatum di Fiume. Tra la fine della prima guerra mondiale e il Trattato di Roma (1924), la città di Fiume visse una situazione convulsa ed incerta sotto il profilo politico, giuridico, amministrativo ed economico. Nel 1918, al Consiglio Nazionale italiano si affiancò contemporaneamente un Consiglio croato, dipendente dal Consiglio Nazionale di Zagabria proclamato all’interno del nuovo Regno dei Serbi, Croati e Sloveni. Seguirono anni di tensioni politiche e istituzionali. Dapprima Fiume fu occupata dalle truppe interalleate, successivamente l’occupazione dannunziana si trasformò in Reggenza italiana del Carnaro (Stato non riconosciuto) e infine, in seguito al Trattato di Rapallo, nacque lo Stato libero di Fiume (1921). Quest’ultimo sorse nel segno dell’instabilità a causa delle violenze fasciste che portarono all’esilio del leader del Partito autonomo Riccardo Zanella. La coeva dottrina italiana ha elaborato diverse teorie sullo status giuridico internazionale di Fiume spesso fortemente condizionate dalle pressanti tensioni politiche e dalla retorica nazionalista ma talvolta spogliate di ogni idealità e pregiudizio.

La posizione giuridica internazionale di Fiume (1918-1924) / Agri', A. - In: GIORNALE DI STORIA COSTITUZIONALE. - ISSN 1593-0793. - 44:2/2022(2022), pp. 243-278.

La posizione giuridica internazionale di Fiume (1918-1924)

AGRI' A
2022-01-01

Abstract

All’indomani del primo conflitto mondiale, i delegati delle Potenze vincitrici ridisegnarono a Parigi gli equilibri geo-politici internazionali. La dissoluzione della multietnica Austria-Ungheria portò alla nascita di diversi Consigli nazionali, espressione delle varie componenti etniche dell’Impero e dei nuovi Stati sorti nel primo dopoguerra. Una delle vicende più intricate dal punto di vista del diritto internazionale fu la ‘questione adriatica’. Ad attirare l’attenzione dei giuristi italiani fu soprattutto lo status giuridico del territorio appartenente al corpus separatum di Fiume. Tra la fine della prima guerra mondiale e il Trattato di Roma (1924), la città di Fiume visse una situazione convulsa ed incerta sotto il profilo politico, giuridico, amministrativo ed economico. Nel 1918, al Consiglio Nazionale italiano si affiancò contemporaneamente un Consiglio croato, dipendente dal Consiglio Nazionale di Zagabria proclamato all’interno del nuovo Regno dei Serbi, Croati e Sloveni. Seguirono anni di tensioni politiche e istituzionali. Dapprima Fiume fu occupata dalle truppe interalleate, successivamente l’occupazione dannunziana si trasformò in Reggenza italiana del Carnaro (Stato non riconosciuto) e infine, in seguito al Trattato di Rapallo, nacque lo Stato libero di Fiume (1921). Quest’ultimo sorse nel segno dell’instabilità a causa delle violenze fasciste che portarono all’esilio del leader del Partito autonomo Riccardo Zanella. La coeva dottrina italiana ha elaborato diverse teorie sullo status giuridico internazionale di Fiume spesso fortemente condizionate dalle pressanti tensioni politiche e dalla retorica nazionalista ma talvolta spogliate di ogni idealità e pregiudizio.
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La posizione giuridica internazionale di Fiume (1918-1924) / Agri', A. - In: GIORNALE DI STORIA COSTITUZIONALE. - ISSN 1593-0793. - 44:2/2022(2022), pp. 243-278.
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