«Compagni, non abbiate paura delle novità, non rifiutate la realtà perché vi presenta incognite nuove e non corrisponde a schemi tradizionali, comodi ma ingannevoli, non rinunciate alle vostre idee almeno finché non ne riconoscete altre migliori! E in quel momento ditelo!». Questo passaggio del saluto di Luciano Lama alla Cgil, avvenuto nel marzo 1986, ancora oggi sfida la rappresentanza dei lavoratori alla responsabilità del proprio ruolo: a non adagiarsi sulla semplice riproposizione di schemi e categorie del passato e a non incancrenire il pensiero e l’azione tra le comode quattro mura di un’ideologia. Perché una rappresentanza che rinuncia a utilizzare lenti nuove per leggere il presente e comprendere le sue trasformazioni, di rimando rinuncia al suo ruolo più profondo e autentico. Una rappresentanza che è anche rappresentazione e cioè la capacità e il coraggio di immaginare e concretamente costruire il futuro dando risposte ai bisogni delle persone e di una società complessa. È un invito, quello di Lama, che sembra però oggi, a più di vent’anni dalla sua morte e trenta da quando fu pronunciato, ancora largamente inascoltato. Nel dibattito pubblico e sindacale e, più in generale, nella nostra società assistiamo alla stanca riproposizione di idee ormai logore e appartenute a un mondo le cui principali caratteristiche – culturali, ma anche economiche e sociali – sono state stravolte e trasformate.

Postfazione / Tiraboschi, Michele. - (2021), pp. 60-63.

Postfazione

Tiraboschi, Michele
2021

Abstract

«Compagni, non abbiate paura delle novità, non rifiutate la realtà perché vi presenta incognite nuove e non corrisponde a schemi tradizionali, comodi ma ingannevoli, non rinunciate alle vostre idee almeno finché non ne riconoscete altre migliori! E in quel momento ditelo!». Questo passaggio del saluto di Luciano Lama alla Cgil, avvenuto nel marzo 1986, ancora oggi sfida la rappresentanza dei lavoratori alla responsabilità del proprio ruolo: a non adagiarsi sulla semplice riproposizione di schemi e categorie del passato e a non incancrenire il pensiero e l’azione tra le comode quattro mura di un’ideologia. Perché una rappresentanza che rinuncia a utilizzare lenti nuove per leggere il presente e comprendere le sue trasformazioni, di rimando rinuncia al suo ruolo più profondo e autentico. Una rappresentanza che è anche rappresentazione e cioè la capacità e il coraggio di immaginare e concretamente costruire il futuro dando risposte ai bisogni delle persone e di una società complessa. È un invito, quello di Lama, che sembra però oggi, a più di vent’anni dalla sua morte e trenta da quando fu pronunciato, ancora largamente inascoltato. Nel dibattito pubblico e sindacale e, più in generale, nella nostra società assistiamo alla stanca riproposizione di idee ormai logore e appartenute a un mondo le cui principali caratteristiche – culturali, ma anche economiche e sociali – sono state stravolte e trasformate.
O Capitano, mio Capitano. Il secolo di Luciano Lama (1921-2021)
9788831940818
ITALIA
ADAPT University Press
Postfazione / Tiraboschi, Michele. - (2021), pp. 60-63.
Tiraboschi, Michele
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