Almost 70 years after the first excavations, the site of Colombare di Villa di Negrar di Valpolicella is now the focus of a project of archaeological and paleoenvironmental investigations led by the University of Milan and the Cultural Heritage Office for the provinces of Verona, Rovigo and Vicenza. In the light of the archaeological evidence, the site was occupied from the Recent Neolithic to the Late Bronze Age, apparently without interruption. Probably it was founded in the context of systematic activities of extraction, processing and export of the high quality flint of the western Lessini Mountains, but its long duration also implies a deep-rooted presence in the territory due to the agricultural exploitation of the land. The project is based on a rigorously interdisciplinary methodology of investigation, oriented towards the study of the relations between the community settled at Colombare and the surrounding territory, and it avails itself of the collaboration of several research institutes. The results of pollen and archaeobotanical studies show a relatively developed agricultural economy, with cereal growing and wild fruit picking activities. Among these, the vine and the hazelnut are particularly important as species that must have been present in the site, probably cared for and systematically used for human consumption. Radiocarbon dates document a reduction of tree species in favor of herbaceous species starting from the last centuries of the fifth millennium BC, which can be interpreted as the effect of an extensive deforestation. Archaeozoological data, although they’re substantially unreliable in terms of function and chronological detail, indicate a prevalence of domestic animals, including typically Neolithic large cattle, and hunting activities, especially of the large ungulates of forest habitat. The very detailed data of the paleo-environmental researches at Colombare di Negrar allow to advance some considerations on the construction of the agrarian landscape in the alpine and prealpine area during the recent prehistory and protohistory, and on its peculiarities compared to the better known Po Valley area.

Il sito delle Colombare di Negrar di Valpolicella, oggetto di ricerche all'inizio degli anni Cinquanta del secolo scorso, è ora al centro di un progetto di indagini archeologiche e paleoambientali a cura dell'Università degli Studi di Milano e della Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza. La documentazione archeologica finora disponibile indica che il sito fu occupato nel Neolitico recente e proseguì, apparentemente senza soluzione di continuità, fino alla tarda età del Bronzo. La sua fondazione si inserisce con ogni probabilità nel quadro di attività sistematiche di estrazione, lavorazione ed esportazione della pregiata selce dei Lessini occidentali, ma la sua lunga durata implica un radicamento nel territorio di carattere in senso lato agricolo. Una metodologia di indagine rigorosamente interdisciplinare è orientata allo studio delle relazioni tra la comunità stanziata alle Colombare e il territorio circostante, e si avvale del contributo di numerosi istituti di ricerca. Particolarmente importanti in questo contesto di studi sono i risultati degli studi pollinici e archeobotanici che evidenziano una economia agricola relativamente sviluppata, con tracce di cerealicoltura e attività di raccolta di frutti spontanei. Tra questi risultano particolarmente importanti la vite e il nocciolo, specie che dovevano essere presenti nel sito e probabilmente accudite e preservate in quanto sistematicamente utilizzate per l'alimentazione umana. Le datazioni radiocarboniche documentano, a partire dagli ultimi secoli del quinto millennio avanti Cristo, una riduzione delle specie arboree a vantaggio delle specie erbacee, interpretabile come effetto di estesi fenomeni di disboscamento. I dati archeozoologici, per quanto sostanzialmente inaffidabili dal punto di vista funzionale e del dettaglio cronologico, segnalano una prevalenza di animali domestici, tra cui spiccano grandi bovini tipicamente neolitici e attività di caccia specialmente a carico dei grandi ungulati di habitat forestale. I dati di estremo dettaglio derivanti dalle ricerche paleoambientali alle Colombare di Negrar consentono alcune considerazioni sulla costruzione del paesaggio agrario in area alpina e prealpina durante la preistoria recente e la protostoria, e sulle sue peculiarità rispetto al meglio noto ambito Padano.

Agricoltura e gestione del territorio nell’età del Rame dei Lessini occidentali: lavori in corso nel sito di Colombare di Villa (Negrar di Valpolicella, VR) / Tecchiati, U.; Salzani, P.; Orioli, M.; Mercuri, A. M.; Talamo, S.; Nicosia, C.; Amato, A.; Casati, S.; Cercatillo, S.; Florenzano, A.; Palmisano, E.; Paleček, D.; Proserpio, B.; Putzolu, C.; Rattighieri, E.; Reggio, C.. - In: IPOTESI DI PREISTORIA. - ISSN 1974-7985. - 14:1(2021), pp. 59-74. [10.6092/issn.1974-7985/14335]

Agricoltura e gestione del territorio nell’età del Rame dei Lessini occidentali: lavori in corso nel sito di Colombare di Villa (Negrar di Valpolicella, VR)

Mercuri A. M.;Florenzano A.;Rattighieri E.;
2021

Abstract

Il sito delle Colombare di Negrar di Valpolicella, oggetto di ricerche all'inizio degli anni Cinquanta del secolo scorso, è ora al centro di un progetto di indagini archeologiche e paleoambientali a cura dell'Università degli Studi di Milano e della Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza. La documentazione archeologica finora disponibile indica che il sito fu occupato nel Neolitico recente e proseguì, apparentemente senza soluzione di continuità, fino alla tarda età del Bronzo. La sua fondazione si inserisce con ogni probabilità nel quadro di attività sistematiche di estrazione, lavorazione ed esportazione della pregiata selce dei Lessini occidentali, ma la sua lunga durata implica un radicamento nel territorio di carattere in senso lato agricolo. Una metodologia di indagine rigorosamente interdisciplinare è orientata allo studio delle relazioni tra la comunità stanziata alle Colombare e il territorio circostante, e si avvale del contributo di numerosi istituti di ricerca. Particolarmente importanti in questo contesto di studi sono i risultati degli studi pollinici e archeobotanici che evidenziano una economia agricola relativamente sviluppata, con tracce di cerealicoltura e attività di raccolta di frutti spontanei. Tra questi risultano particolarmente importanti la vite e il nocciolo, specie che dovevano essere presenti nel sito e probabilmente accudite e preservate in quanto sistematicamente utilizzate per l'alimentazione umana. Le datazioni radiocarboniche documentano, a partire dagli ultimi secoli del quinto millennio avanti Cristo, una riduzione delle specie arboree a vantaggio delle specie erbacee, interpretabile come effetto di estesi fenomeni di disboscamento. I dati archeozoologici, per quanto sostanzialmente inaffidabili dal punto di vista funzionale e del dettaglio cronologico, segnalano una prevalenza di animali domestici, tra cui spiccano grandi bovini tipicamente neolitici e attività di caccia specialmente a carico dei grandi ungulati di habitat forestale. I dati di estremo dettaglio derivanti dalle ricerche paleoambientali alle Colombare di Negrar consentono alcune considerazioni sulla costruzione del paesaggio agrario in area alpina e prealpina durante la preistoria recente e la protostoria, e sulle sue peculiarità rispetto al meglio noto ambito Padano.
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Agricoltura e gestione del territorio nell’età del Rame dei Lessini occidentali: lavori in corso nel sito di Colombare di Villa (Negrar di Valpolicella, VR) / Tecchiati, U.; Salzani, P.; Orioli, M.; Mercuri, A. M.; Talamo, S.; Nicosia, C.; Amato, A.; Casati, S.; Cercatillo, S.; Florenzano, A.; Palmisano, E.; Paleček, D.; Proserpio, B.; Putzolu, C.; Rattighieri, E.; Reggio, C.. - In: IPOTESI DI PREISTORIA. - ISSN 1974-7985. - 14:1(2021), pp. 59-74. [10.6092/issn.1974-7985/14335]
Tecchiati, U.; Salzani, P.; Orioli, M.; Mercuri, A. M.; Talamo, S.; Nicosia, C.; Amato, A.; Casati, S.; Cercatillo, S.; Florenzano, A.; Palmisano, E.; Paleček, D.; Proserpio, B.; Putzolu, C.; Rattighieri, E.; Reggio, C.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11380/1260505
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