I confini muoiono e risorgono, si spostano, si cancellano e riappaiono inaspettati. Segnano l’esperienza, il linguaggio, lo spazio dell’abitare, il corpo con la sua salute e le sue malattie, la psiche con le sue scissioni e i suoi riassestamenti, la politica con la sua spesso assurda cartografia, l’io con la pluralità dei suoi frammenti e le loro faticose ricomposizioni, la società con le sue divisioni, l’economia con le sue invasioni e le sue ritirate, il pensiero con le sue mappe dell’ordine (Magris, 1991). Il confine tra i territori di Modena e Bologna, un tempo vera e propria linea di frontiera tra Bizantini e Longobardi, ne è un chiaro esempio. Esso infatti ha costituito una fascia di cerniera che, prima di diventare una linea di confine amministrativo tra le due province, nel corso dei secoli è servita a segnare diversi tipi di limite, politici e militari, tra antichi popoli e gruppi etnici, tra stati ed eserciti, tra culture, lingue e linguaggi. In particolare, tra Longobardi nelle terre modenesi e Bizantini in quelle bolognesi, tra Impero e Papato, tra Stati Estensi e Stato della Chiesa. È a seguito di queste considerazioni che la mostra dal titolo “Segni sulle terre. Confini di pianura fra Modena e Bologna”, organizzata dall’Archivio di Stato di Modena, è diventata una proposta di educazione alla cultura del territorio rivolta alle scuole di ogni ordine e grado.
Significati e trasformazioni di una fascia di confine tra Modena e Bologna / Bertacchini, Milena; Cremonini, Patrizia. - (2017), pp. 131-136. (Intervento presentato al convegno Conferenza ASITA 2017 tenutosi a Salerno nel 21-23 Novembre 2017).
Significati e trasformazioni di una fascia di confine tra Modena e Bologna
Bertacchini Milena
Writing – Original Draft Preparation
;
2017
Abstract
I confini muoiono e risorgono, si spostano, si cancellano e riappaiono inaspettati. Segnano l’esperienza, il linguaggio, lo spazio dell’abitare, il corpo con la sua salute e le sue malattie, la psiche con le sue scissioni e i suoi riassestamenti, la politica con la sua spesso assurda cartografia, l’io con la pluralità dei suoi frammenti e le loro faticose ricomposizioni, la società con le sue divisioni, l’economia con le sue invasioni e le sue ritirate, il pensiero con le sue mappe dell’ordine (Magris, 1991). Il confine tra i territori di Modena e Bologna, un tempo vera e propria linea di frontiera tra Bizantini e Longobardi, ne è un chiaro esempio. Esso infatti ha costituito una fascia di cerniera che, prima di diventare una linea di confine amministrativo tra le due province, nel corso dei secoli è servita a segnare diversi tipi di limite, politici e militari, tra antichi popoli e gruppi etnici, tra stati ed eserciti, tra culture, lingue e linguaggi. In particolare, tra Longobardi nelle terre modenesi e Bizantini in quelle bolognesi, tra Impero e Papato, tra Stati Estensi e Stato della Chiesa. È a seguito di queste considerazioni che la mostra dal titolo “Segni sulle terre. Confini di pianura fra Modena e Bologna”, organizzata dall’Archivio di Stato di Modena, è diventata una proposta di educazione alla cultura del territorio rivolta alle scuole di ogni ordine e grado.File | Dimensione | Formato | |
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