Il contributo si interroga sulle istanze di pacificazione che attraversarono il concilio di Trento e le discussioni dell'assemblea. In particolare, è presa in considerazione la posizione di un gruppo di tre teologi - Egidio Foscarari, Girolamo Muzzarelli e Tommaso Maria Beccadelli - provenienti dal convento domenicano di Bologna. Essi sostennero una linea uniforme, improntata all'irenismo e alla ricerca di una ricucitura con i protestanti, richiamandosi esplicitamente o implicitamente all'esperienza dei colloqui di religione di Ratisbona e all'opera di Gasparo Contarini. Più che alle sue posizioni teologiche, essi guardarono alla sua capacità di mediazione e alla volontà di riconciliare cattolici e riformati. Nei dibattiti conciliari i tre utilizzarono argomentazioni "accettabili" per il mondo protestante - soprattutto la Scrittura, i padri della Chiesa e i concili antichi - evitando di ricorrere alla tradizione scolastica e canonistica. Inoltre, proposero formule teologiche che conservavano margini di ambiguità o distinguevano tra eresia ed errore, in modo da non precludere eventuali possibilità di accordo. Questi ideali irenici ebbero ricadute importanti anche sul piano pastorale e inquisitoriale: i tre frati, insigniti di ruoli di rilievo nell'ordine domenicano, nell'organizzazione della rete inquisitoriale e nella gerarchia ecclesiastica, dimostrarono una conduzione "mite" del Sacro Tribunale e appoggiarono le politiche di contenimento del Sant'Ufficio avviate da Paolo III e giunte al loro apice con Giulio III. Uno di essi, Foscarari, venne poi nominato vescovo di Modena, diocesi in cui riassorbì il dissenso religioso della fiorente comunità eterodossa cittadina attraverso procedure private e assoluzioni sommarie. I pronunciamenti dottrinali espressi in concilio dai tre domenicani furono dunque testati e sperimentati sul campo, nei diversi ambiti in cui essi si trovarono a operare. Tale linea di condotta, pur non derivando da un'adesione personale alle tesi riformate o da orientamenti dottrinali in contrasto con l'ortodossia cattolica, si incontrò con le strategie del gruppo dei cosiddetti "spirituali" (Giovanni Morone, Reginald Pole, Marcantonio Flaminio, ecc.). Questi ultimi - ispirati dai principi del valdesianesimo - cercarono di contrastare l'ascesa dell'ala intransigente della Curia romana, guidata da Gian Pietro Carafa, proponendo un'idea di Chiesa e di riforma che, in alcuni punti, convergeva con gli intenti irenici del gruppo bolognese: una Chiesa inclusiva, che costruiva e conservava la propria unità con il dialogo e non con la repressione. Su queste basi si venne a determinare un'alleanza politica e operativa che per molti anni vide i domenicani bolognesi accanto agli "spirituali" nella speranza di una riconciliazione ormai impossibile. Un'ulteriore prova di come questa utopia di pacificazione fosse radicata nel gruppo bolognese è ravvisabile, ancora, nella vicenda di Egidio Foscarari, l'unico dei tre a partecipare all'ultima fase del concilio in qualità di vescovo di Modena. Con costanza incrollabile, Foscarari continuò a cercare vie di conciliazione con i riformati e, in molti casi, il suo impegno e la sua figura si intrecciarono con quelli di Contarini e con l'accordo di pace raggiunto, seppure per poco, a Ratisbona.

Trento o Ratisbona? Irenismo e istanze di conciliazione all'ombra di Gasparo Contarini / AL KALAK, Matteo. - (2017), pp. 267-286.

Trento o Ratisbona? Irenismo e istanze di conciliazione all'ombra di Gasparo Contarini

AL KALAK, MATTEO
2017

Abstract

Il contributo si interroga sulle istanze di pacificazione che attraversarono il concilio di Trento e le discussioni dell'assemblea. In particolare, è presa in considerazione la posizione di un gruppo di tre teologi - Egidio Foscarari, Girolamo Muzzarelli e Tommaso Maria Beccadelli - provenienti dal convento domenicano di Bologna. Essi sostennero una linea uniforme, improntata all'irenismo e alla ricerca di una ricucitura con i protestanti, richiamandosi esplicitamente o implicitamente all'esperienza dei colloqui di religione di Ratisbona e all'opera di Gasparo Contarini. Più che alle sue posizioni teologiche, essi guardarono alla sua capacità di mediazione e alla volontà di riconciliare cattolici e riformati. Nei dibattiti conciliari i tre utilizzarono argomentazioni "accettabili" per il mondo protestante - soprattutto la Scrittura, i padri della Chiesa e i concili antichi - evitando di ricorrere alla tradizione scolastica e canonistica. Inoltre, proposero formule teologiche che conservavano margini di ambiguità o distinguevano tra eresia ed errore, in modo da non precludere eventuali possibilità di accordo. Questi ideali irenici ebbero ricadute importanti anche sul piano pastorale e inquisitoriale: i tre frati, insigniti di ruoli di rilievo nell'ordine domenicano, nell'organizzazione della rete inquisitoriale e nella gerarchia ecclesiastica, dimostrarono una conduzione "mite" del Sacro Tribunale e appoggiarono le politiche di contenimento del Sant'Ufficio avviate da Paolo III e giunte al loro apice con Giulio III. Uno di essi, Foscarari, venne poi nominato vescovo di Modena, diocesi in cui riassorbì il dissenso religioso della fiorente comunità eterodossa cittadina attraverso procedure private e assoluzioni sommarie. I pronunciamenti dottrinali espressi in concilio dai tre domenicani furono dunque testati e sperimentati sul campo, nei diversi ambiti in cui essi si trovarono a operare. Tale linea di condotta, pur non derivando da un'adesione personale alle tesi riformate o da orientamenti dottrinali in contrasto con l'ortodossia cattolica, si incontrò con le strategie del gruppo dei cosiddetti "spirituali" (Giovanni Morone, Reginald Pole, Marcantonio Flaminio, ecc.). Questi ultimi - ispirati dai principi del valdesianesimo - cercarono di contrastare l'ascesa dell'ala intransigente della Curia romana, guidata da Gian Pietro Carafa, proponendo un'idea di Chiesa e di riforma che, in alcuni punti, convergeva con gli intenti irenici del gruppo bolognese: una Chiesa inclusiva, che costruiva e conservava la propria unità con il dialogo e non con la repressione. Su queste basi si venne a determinare un'alleanza politica e operativa che per molti anni vide i domenicani bolognesi accanto agli "spirituali" nella speranza di una riconciliazione ormai impossibile. Un'ulteriore prova di come questa utopia di pacificazione fosse radicata nel gruppo bolognese è ravvisabile, ancora, nella vicenda di Egidio Foscarari, l'unico dei tre a partecipare all'ultima fase del concilio in qualità di vescovo di Modena. Con costanza incrollabile, Foscarari continuò a cercare vie di conciliazione con i riformati e, in molti casi, il suo impegno e la sua figura si intrecciarono con quelli di Contarini e con l'accordo di pace raggiunto, seppure per poco, a Ratisbona.
Trent and Beyond. The Council, Other Powers, Other Cultures
Catto, Michela; Prosperi, Adriano
9782503568980
Brepols
BELGIO
Trento o Ratisbona? Irenismo e istanze di conciliazione all'ombra di Gasparo Contarini / AL KALAK, Matteo. - (2017), pp. 267-286.
AL KALAK, Matteo
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
MEDNEX_AL KALAK.pdf

non disponibili

Tipologia: Versione dell'editore (versione pubblicata)
Dimensione 1.47 MB
Formato Adobe PDF
1.47 MB Adobe PDF   Visualizza/Apri   Richiedi una copia
Pubblicazioni consigliate

Caricamento pubblicazioni consigliate

Licenza Creative Commons
I metadati presenti in IRIS UNIMORE sono rilasciati con licenza Creative Commons CC0 1.0 Universal, mentre i file delle pubblicazioni sono rilasciati con licenza Attribuzione 4.0 Internazionale (CC BY 4.0), salvo diversa indicazione.
In caso di violazione di copyright, contattare Supporto Iris

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11380/1151568
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact