La cosiddetta psicopatia rappresenta una condizione che nel corso del tempo ha subìto diverse variazioni concettuali e terminologiche, così da tradursi in un incerto panorama definitorio. Infatti, oggi per descrivere tali personalità si parla anche di “disturbo antisociale di personalità”(ASPD) secondo il DSM-V, “disturbo dissociale di personalità” e “sociopatia”. Data la disomogeneità, incrementata tra l’altro da un’alta comorbidità con altri disturbi di personalità, abuso di sostanze e malattie mentali propriamente dette, tale condizione appare sicuramente ambigua e spesso difficile da individuare e ricondurre ad una specifica categoria nosografica. Laddove il disturbo è presente, il soggetto mostra tratti caratteriali abnormi, è impulsivo, tendente all’espressione alloplastica dei conflitti e delle frustrazioni, egosintonico e portato ad agire in maniera antisociale e aggressiva abitualmente così da trasformare tale tendenza in uno stile di vita vero e proprio. Queste sintomatologie pur non rappresentando una malattia psichica e non configurando un’ipotesi di infermità ma “solamente” un’anomalia del carattere e della personalità, a causa della grave abnormità e reattività che le contraddistingue sono tali da produrre importanti conseguenze non solo dal punto di vista individuale ma anche sociale. La frequente e stretta connessione tra questa struttura di personalità e la reiterata commissione di reati o la tendenza alla aggressività e irregolarità di condotta spiega il crescente interesse della letteratura criminologica, chiamata a studiare e comprendere insieme alla criminodinamica anche la criminogenesi, senza dimenticare le esigenze legate al trattamento di tali soggetti che seppur imputabili possono essere molto pericolosi. Gli autori, attraverso l’analisi di un caso peritale tratto dall’archivio dell’Istituto di Medicina Legale dell’Università degli studi di Modena e Reggio-Emilia riguardante un soggetto con evidenti tratti antisociali di personalità accusato di maltrattamenti in famiglia, intendono verificare la presenza delle principali caratteristiche riconducibili a questa ambigua categoria nosografica e la loro eventuale capacità di incidere sulla pericolosità e predisposizione alla violenza.

Antisocialità e condotte illecite: analisi di un caso peritale / Bignardi Baracchi, F.; Sgarbi, Chiara; DE FAZIO, Giovanna Laura. - In: RASSEGNA ITALIANA DI CRIMINOLOGIA. - ISSN 1121-1717. - STAMPA. - 1:(2014), pp. 66-66. ((Intervento presentato al convegno XXVIII Congresso Nazionale della Società Italiana di Criminologia: "Bad or Mad". Il controverso rapporto tra disturbo mentale e crimine violento tenutosi a Bari nel 25-27 settembre 2014.

Antisocialità e condotte illecite: analisi di un caso peritale

SGARBI, Chiara;DE FAZIO, Giovanna Laura
2014-01-01

Abstract

La cosiddetta psicopatia rappresenta una condizione che nel corso del tempo ha subìto diverse variazioni concettuali e terminologiche, così da tradursi in un incerto panorama definitorio. Infatti, oggi per descrivere tali personalità si parla anche di “disturbo antisociale di personalità”(ASPD) secondo il DSM-V, “disturbo dissociale di personalità” e “sociopatia”. Data la disomogeneità, incrementata tra l’altro da un’alta comorbidità con altri disturbi di personalità, abuso di sostanze e malattie mentali propriamente dette, tale condizione appare sicuramente ambigua e spesso difficile da individuare e ricondurre ad una specifica categoria nosografica. Laddove il disturbo è presente, il soggetto mostra tratti caratteriali abnormi, è impulsivo, tendente all’espressione alloplastica dei conflitti e delle frustrazioni, egosintonico e portato ad agire in maniera antisociale e aggressiva abitualmente così da trasformare tale tendenza in uno stile di vita vero e proprio. Queste sintomatologie pur non rappresentando una malattia psichica e non configurando un’ipotesi di infermità ma “solamente” un’anomalia del carattere e della personalità, a causa della grave abnormità e reattività che le contraddistingue sono tali da produrre importanti conseguenze non solo dal punto di vista individuale ma anche sociale. La frequente e stretta connessione tra questa struttura di personalità e la reiterata commissione di reati o la tendenza alla aggressività e irregolarità di condotta spiega il crescente interesse della letteratura criminologica, chiamata a studiare e comprendere insieme alla criminodinamica anche la criminogenesi, senza dimenticare le esigenze legate al trattamento di tali soggetti che seppur imputabili possono essere molto pericolosi. Gli autori, attraverso l’analisi di un caso peritale tratto dall’archivio dell’Istituto di Medicina Legale dell’Università degli studi di Modena e Reggio-Emilia riguardante un soggetto con evidenti tratti antisociali di personalità accusato di maltrattamenti in famiglia, intendono verificare la presenza delle principali caratteristiche riconducibili a questa ambigua categoria nosografica e la loro eventuale capacità di incidere sulla pericolosità e predisposizione alla violenza.
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Bignardi Baracchi, F.; Sgarbi, Chiara; DE FAZIO, Giovanna Laura
Antisocialità e condotte illecite: analisi di un caso peritale / Bignardi Baracchi, F.; Sgarbi, Chiara; DE FAZIO, Giovanna Laura. - In: RASSEGNA ITALIANA DI CRIMINOLOGIA. - ISSN 1121-1717. - STAMPA. - 1:(2014), pp. 66-66. ((Intervento presentato al convegno XXVIII Congresso Nazionale della Società Italiana di Criminologia: "Bad or Mad". Il controverso rapporto tra disturbo mentale e crimine violento tenutosi a Bari nel 25-27 settembre 2014.
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