Il lavoro tratta il tema della diversificazione nel settore bancario. Negli ultimi tre decenni, la trasformazione del sistema bancario è stata intensa e strettamente correlata agli effetti della deregolamentazione, dell’innovazione finanziaria e tecnologica e più in generale del mutato contesto competitivo di riferimento. Il processo di deregolamentazione si è innanzitutto basato sul principio che la diversificazione delle attività riduce la volatilità dei rendimenti e rende le banche più resilienti ai fenomeni di crisi. Alla luce della recente e profonda crisi finanziaria, il tema appare di grande attualità inserendosi nel dibattito sull’opportunità o meno di consentire l’ampliamento della gamma produttiva dell’intermediario bancario verso attività non tradizionali [Vallascas et al. 2012]. Da un punto di vista teorico, la diversificazione bancaria si fonda anzitutto sull’ipotesi che l’entrata in nuove aree di attività implichi una riduzione dei costi ed un incremento dei ricavi grazie alla realizzazione di economie di scala e di scopo nella gestione delle informazioni [Berger et al. 1987]. Inoltre, le banche possono ridurre il rischio diversificando le loro attività [Diamond 1984] e riducendo i costi di agenzia della discrezione manageriale attraverso una riduzione della volatilità dei cash flow [Stulz 1990; Amihud e Lev 1981]. Come in precedenti studi, anziché tentare di valutare le conseguenze in termini di economie di scopo e di costi di agenzia connesse alla strategia di diversificazione implementata, in questo lavoro si valuta il nesso che intercorre tra ampliamento della gamma produttiva e performance della banca. Il tema risulta di particolare interesse in un periodo come quello investigato caratterizzato da un forte break strutturale dovuto alla crisi finanziaria in atto; l’analisi qui condotta si inserisce, peraltro, all’interno del dibattito su quale sia e/o dovrebbe essere l’estensione della gamma di attività ammissibili per un intermediario bancario. Il tema, infatti, risulta essere all’ordine del giorno di numerosi regulators a livello internazionale. Rispetto alla letteratura prevalente, il contributo si differenzia in quanto verifica l’impatto delle strategie di diversificazione sulla performance per tipologie di banche differenti. Le diverse caratteristiche sottoposte a verifica empirica sono la dimensione e il grado di capitalizzazione dei gruppi bancari. Tenuto conto delle conseguenze che tali risultati producono in termini sia di performance sia di stabilità della banca, l’analisi condotta genera importanti implicazioni da un punto di vista sia strategico sia regolamentare. Un’ulteriore elemento di novità del contributo è rintracciabile nell’utilizzo di dati di bilancio su base consolidata quando disponibili e non consolidata altrimenti . Tale scelta si rivela di particolare rilevanza per diverse ragioni la prima delle quali è legata al fatto che le banche tendono a riservare lo svolgimento delle attività meno tradizionali a sussidiarie non bancarie il cui apporto non può essere direttamente valutato qualora non si disponga di bilanci consolidati. Il lavoro si struttura come segue. Il paragrafo 2 analizza in modo critico i principali contributi teorici ed empirici sviluppati sul tema della relazione tra diversificazione bancaria e performance. Nel paragrafo 3 si definiscono le variabili utilizzate nell’analisi empirica e si presenta la metodologia econometria utilizzata. Il paragrafo 4 è dedicato alla presentazione dei principali risultati. Infine, il paragrafo 5 conclude.

Dimensione, capitalizzazione e diversificazione funzionale: quale relazione per i gruppi bancari italiani? / Brighi, Paola; Venturelli, Valeria. - STAMPA. - (2014), pp. 107-129.

Dimensione, capitalizzazione e diversificazione funzionale: quale relazione per i gruppi bancari italiani?

VENTURELLI, Valeria
2014

Abstract

Il lavoro tratta il tema della diversificazione nel settore bancario. Negli ultimi tre decenni, la trasformazione del sistema bancario è stata intensa e strettamente correlata agli effetti della deregolamentazione, dell’innovazione finanziaria e tecnologica e più in generale del mutato contesto competitivo di riferimento. Il processo di deregolamentazione si è innanzitutto basato sul principio che la diversificazione delle attività riduce la volatilità dei rendimenti e rende le banche più resilienti ai fenomeni di crisi. Alla luce della recente e profonda crisi finanziaria, il tema appare di grande attualità inserendosi nel dibattito sull’opportunità o meno di consentire l’ampliamento della gamma produttiva dell’intermediario bancario verso attività non tradizionali [Vallascas et al. 2012]. Da un punto di vista teorico, la diversificazione bancaria si fonda anzitutto sull’ipotesi che l’entrata in nuove aree di attività implichi una riduzione dei costi ed un incremento dei ricavi grazie alla realizzazione di economie di scala e di scopo nella gestione delle informazioni [Berger et al. 1987]. Inoltre, le banche possono ridurre il rischio diversificando le loro attività [Diamond 1984] e riducendo i costi di agenzia della discrezione manageriale attraverso una riduzione della volatilità dei cash flow [Stulz 1990; Amihud e Lev 1981]. Come in precedenti studi, anziché tentare di valutare le conseguenze in termini di economie di scopo e di costi di agenzia connesse alla strategia di diversificazione implementata, in questo lavoro si valuta il nesso che intercorre tra ampliamento della gamma produttiva e performance della banca. Il tema risulta di particolare interesse in un periodo come quello investigato caratterizzato da un forte break strutturale dovuto alla crisi finanziaria in atto; l’analisi qui condotta si inserisce, peraltro, all’interno del dibattito su quale sia e/o dovrebbe essere l’estensione della gamma di attività ammissibili per un intermediario bancario. Il tema, infatti, risulta essere all’ordine del giorno di numerosi regulators a livello internazionale. Rispetto alla letteratura prevalente, il contributo si differenzia in quanto verifica l’impatto delle strategie di diversificazione sulla performance per tipologie di banche differenti. Le diverse caratteristiche sottoposte a verifica empirica sono la dimensione e il grado di capitalizzazione dei gruppi bancari. Tenuto conto delle conseguenze che tali risultati producono in termini sia di performance sia di stabilità della banca, l’analisi condotta genera importanti implicazioni da un punto di vista sia strategico sia regolamentare. Un’ulteriore elemento di novità del contributo è rintracciabile nell’utilizzo di dati di bilancio su base consolidata quando disponibili e non consolidata altrimenti . Tale scelta si rivela di particolare rilevanza per diverse ragioni la prima delle quali è legata al fatto che le banche tendono a riservare lo svolgimento delle attività meno tradizionali a sussidiarie non bancarie il cui apporto non può essere direttamente valutato qualora non si disponga di bilanci consolidati. Il lavoro si struttura come segue. Il paragrafo 2 analizza in modo critico i principali contributi teorici ed empirici sviluppati sul tema della relazione tra diversificazione bancaria e performance. Nel paragrafo 3 si definiscono le variabili utilizzate nell’analisi empirica e si presenta la metodologia econometria utilizzata. Il paragrafo 4 è dedicato alla presentazione dei principali risultati. Infine, il paragrafo 5 conclude.
Lo stato della finanza. Scritti in onore di Marco Onado
9788815251398
Il Mulino
ITA
Dimensione, capitalizzazione e diversificazione funzionale: quale relazione per i gruppi bancari italiani? / Brighi, Paola; Venturelli, Valeria. - STAMPA. - (2014), pp. 107-129.
Brighi, Paola; Venturelli, Valeria
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