Nel quadro delle indagini archeocarpologiche in Emilia Romagna, quelle nel territorio ferrarese, che hanno comportato l’esame di alcuni milioni di semi/frutti e l’identificazione di oltre 400 specie, sono state fondamentali per mettere in luce l’origine delle tradizioni colturali/ gastronomiche/ culturali di questa area. Lagenaria siceraria, ritrovata per la prima volta nella regione a Modena in un sito romano datato al 15-40 d.C. (Rinaldi, 2010), è la nota zucca da vino, “cucurbita” per i Romani, con origine africana (Zimbabwe - Decker-Walters et al., 2004), ma domesticata per la prima volta in Asia, presumibilmente in Cina (Erickson et al., 2005). I semi romani sono di colore giallo, con auricole basali evidenti, coppia di linee prominenti e Lunghezza/larghezza >o ± 2, quindi probabilmente da forme domesticate asiatiche (Erickson et al., 2005). Ma è nei siti archeologici medievali dell’area ferrarese che questi reperti, a partire dal IX sec., hanno diffusione ubiquitaria, in armonia con le tradizioni dell’area. Nel sito di Argenta (FE), datato al 1275-1325 d.C., i semi di Lagenaria sono particolarmente numerosi e accompagnati da resti di “bucce”. Curiosamente ad Argenta appartengono anche i primi semi dell’americana Cucurbita, 2 reperti rinvenuti nella latrina, datata alla I metà del XVI sec., dell’antico Monastero di Santa Cristina e, per la conservazione imperfetta, attribuiti al tipo carpologico C. pepo/moschata. Essi sono forse il documento di coltivazioni di avanguardia negli orti del monastero? Nessun dubbio che tale rinvenimento ad Argenta sia testimonianza di pianta aliena dal punto di vista botanico, tuttavia esso appare inserirsi perfettamente, come analogo moderno, sulla scia di consolidate tradizioni locali.

Primi vegetali americani nel paesaggio agrario emiliano-romagnolo: intrusi alieni o piuttosto il rinnovamento di consolidate tradizioni colturali/culturali? / Bosi, Giovanna; Mercuri, Anna Maria; Rinaldi, Rossella; Guarnieri, C.; Mazzanti, Marta. - STAMPA. - (2011).

Primi vegetali americani nel paesaggio agrario emiliano-romagnolo: intrusi alieni o piuttosto il rinnovamento di consolidate tradizioni colturali/culturali?

BOSI, Giovanna;MERCURI, Anna Maria;RINALDI, ROSSELLA;MAZZANTI, Marta
2011

Abstract

Nel quadro delle indagini archeocarpologiche in Emilia Romagna, quelle nel territorio ferrarese, che hanno comportato l’esame di alcuni milioni di semi/frutti e l’identificazione di oltre 400 specie, sono state fondamentali per mettere in luce l’origine delle tradizioni colturali/ gastronomiche/ culturali di questa area. Lagenaria siceraria, ritrovata per la prima volta nella regione a Modena in un sito romano datato al 15-40 d.C. (Rinaldi, 2010), è la nota zucca da vino, “cucurbita” per i Romani, con origine africana (Zimbabwe - Decker-Walters et al., 2004), ma domesticata per la prima volta in Asia, presumibilmente in Cina (Erickson et al., 2005). I semi romani sono di colore giallo, con auricole basali evidenti, coppia di linee prominenti e Lunghezza/larghezza >o ± 2, quindi probabilmente da forme domesticate asiatiche (Erickson et al., 2005). Ma è nei siti archeologici medievali dell’area ferrarese che questi reperti, a partire dal IX sec., hanno diffusione ubiquitaria, in armonia con le tradizioni dell’area. Nel sito di Argenta (FE), datato al 1275-1325 d.C., i semi di Lagenaria sono particolarmente numerosi e accompagnati da resti di “bucce”. Curiosamente ad Argenta appartengono anche i primi semi dell’americana Cucurbita, 2 reperti rinvenuti nella latrina, datata alla I metà del XVI sec., dell’antico Monastero di Santa Cristina e, per la conservazione imperfetta, attribuiti al tipo carpologico C. pepo/moschata. Essi sono forse il documento di coltivazioni di avanguardia negli orti del monastero? Nessun dubbio che tale rinvenimento ad Argenta sia testimonianza di pianta aliena dal punto di vista botanico, tuttavia esso appare inserirsi perfettamente, come analogo moderno, sulla scia di consolidate tradizioni locali.
Bosi, Giovanna; Mercuri, Anna Maria; Rinaldi, Rossella; Guarnieri, C.; Mazzanti, Marta
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