Redatta dal “poeta-soldato” Gabriele d’Annunzio e dal “D’Artagnan della politica” Alceste De Ambris, la Costituzione della Reggenza italiana del Carnaro (1920) rappresenta la summa delle istanze sindacaliste rivoluzionarie, nonché una risposta all’ormai irreversibile crisi dello Stato liberale. La Carta del Carnaro, sorta nel contesto del vivace e contraddittorio “laboratorio fiumano”, costituisce una sorta di “cartina tornasole” dei fermenti sociali, politici e giuridici innescati dall’industrializzazione ed intensificati dalla “grande guerra” e dal “biennio rosso”. Seppur rimasta in vitro, e nonostante il “Natale di sangue” avesse fatto calare il sipario sull’esperienza fiumana, la Carta fu posta al centro del programma politico di diversi movimenti e gruppi sindacalisti, i quali videro in essa una preziosa Magna Charta delle libertà e dei diritti sociali per la “nuova Italia”. Un modo per far coesistere il sistema parlamentare con le rappresentanze dei lavoratori, per garantire l’uguaglianza formale e al contempo quella sostanziale, per tutelare i diritti civili, politici e sociali delle cittadine e dei cittadini, per proteggere la proprietà privata imponendo però al proprietario alcuni vincoli tra cui la funzione sociale. Sembrava così realizzarsi il proposito e l’auspicio di De Ambris: la Carta del Carnaro, lungi dal rimanere intrappolata nel “microcosmo fiumano”, avrebbe dovuto costituire una vera e propria “via aperta verso l’avvenire”.

La Costituzione della Reggenza Italiana del Carnaro (1920) / Agri', A. - (2023), pp. 1-332.

La Costituzione della Reggenza Italiana del Carnaro (1920)

AGRI', A
2023-01-01

Abstract

Redatta dal “poeta-soldato” Gabriele d’Annunzio e dal “D’Artagnan della politica” Alceste De Ambris, la Costituzione della Reggenza italiana del Carnaro (1920) rappresenta la summa delle istanze sindacaliste rivoluzionarie, nonché una risposta all’ormai irreversibile crisi dello Stato liberale. La Carta del Carnaro, sorta nel contesto del vivace e contraddittorio “laboratorio fiumano”, costituisce una sorta di “cartina tornasole” dei fermenti sociali, politici e giuridici innescati dall’industrializzazione ed intensificati dalla “grande guerra” e dal “biennio rosso”. Seppur rimasta in vitro, e nonostante il “Natale di sangue” avesse fatto calare il sipario sull’esperienza fiumana, la Carta fu posta al centro del programma politico di diversi movimenti e gruppi sindacalisti, i quali videro in essa una preziosa Magna Charta delle libertà e dei diritti sociali per la “nuova Italia”. Un modo per far coesistere il sistema parlamentare con le rappresentanze dei lavoratori, per garantire l’uguaglianza formale e al contempo quella sostanziale, per tutelare i diritti civili, politici e sociali delle cittadine e dei cittadini, per proteggere la proprietà privata imponendo però al proprietario alcuni vincoli tra cui la funzione sociale. Sembrava così realizzarsi il proposito e l’auspicio di De Ambris: la Carta del Carnaro, lungi dal rimanere intrappolata nel “microcosmo fiumano”, avrebbe dovuto costituire una vera e propria “via aperta verso l’avvenire”.
979-12-211-0015-0
Giappichelli
ITALIA
La Costituzione della Reggenza Italiana del Carnaro (1920) / Agri', A. - (2023), pp. 1-332.
Agri', A
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