Gli ftalati, noti interferenti endocrini con potenziali ripercussioni sulla salute umana, sono sostanze ampiamente utilizzate in materiali plastici a contatto con alimenti, cosmetici, articoli per l’infanzia, vestiario, imballaggi, materiali elettrici e dispositivi medico-farmaceutici. L’esposizione umana è molto diffusa e può avvenire per ingestione, inalazione o contatto con mucose o pelle. In un contesto economico sempre più globalizzato, in cui l’accesso a materiali plastici provenienti da filiere produttive sparse in più nazioni è molto frequente, diviene necessario conoscere la diffusione degli ftalati e i criteri legislativi che ne regolano la produzione e il commercio a livello internazionale. Per valutare lo stato dell’arte delle normative nazionali ed internazionali vigenti, abbiamo condotto una ricerca su siti sia istituzionali (come Unione Europea, USA, Cina) che delle Agenzie deputate (come EFSA, ECHA, FDA, EPA). L’attuale quadro normativo appare complesso e non lineare, costituito da plurime regolamentazioni, spesso frammentate tra diversi enti regolatori e agenzie (ambiente, salute, alimentazione, prodotti chimici ecc.). L’Unione Europea e gli Stati Uniti d’America, seppur con differenze organizzative, hanno emanato numerose leggi per proibire o limitare l’utilizzo degli ftalati più pericolosi per la salute umana - tra cui DBP, BBP, DEHP, DINP e DIDP - in diversi materiali, come giocattoli, oggetti per la puericultura, contenitori per alimenti, cosmetici, dispositivi medici e farmaceutici. In Cina, alcuni ftalati vengono elencati come inquinanti maggiori, e vengono normati nei prodotti tessili per la puericultura o nei materiali a contatto con alimenti. In altre nazioni, tuttavia, si hanno legislazioni meno strutturate, spesso limitate ad alcuni composti o settori, come quello alimentare o dell’infanzia. La globalizzazione dei commerci e l’interdipendenza nelle catene produttive di oggetti di largo consumo hanno portato ad un flusso sempre maggiore di articoli che potrebbero presentare pericoli per la salute umana a causa di legislazioni non uniformi. Molte normative, anche dove vigenti, mettono poi a dura prova gli enti di controllo, in quanto vi sono numerose eccezioni ed esenzioni in un contesto legislativo non sempre integrato. Di rilievo anche la questione del commercio al dettaglio gestito dai singoli acquirenti (e-commerce), difficilmente controllabile e sempre più in espansione, che necessiterà quindi di un monitoraggio specifico e adeguato.

Ftalati e salute umana: analisi della regolamentazione europea ed internazionale / Monti, M; Palandri, L; Ferrari, E; Azzalini, D; Lugli, C; Barbieri, R; Panciroli, G; Righi, E. - (2022), pp. 936-936. ((Intervento presentato al convegno 54° Congresso Nazionale SItI “La Sanità Pubblica nel Post-Covid” tenutosi a Lecce nel 3-6 novembre 2021.

Ftalati e salute umana: analisi della regolamentazione europea ed internazionale.

Monti M;Palandri L;Ferrari E;Azzalini D;Lugli C;Barbieri R;Panciroli G;Righi E
2022-01-01

Abstract

Gli ftalati, noti interferenti endocrini con potenziali ripercussioni sulla salute umana, sono sostanze ampiamente utilizzate in materiali plastici a contatto con alimenti, cosmetici, articoli per l’infanzia, vestiario, imballaggi, materiali elettrici e dispositivi medico-farmaceutici. L’esposizione umana è molto diffusa e può avvenire per ingestione, inalazione o contatto con mucose o pelle. In un contesto economico sempre più globalizzato, in cui l’accesso a materiali plastici provenienti da filiere produttive sparse in più nazioni è molto frequente, diviene necessario conoscere la diffusione degli ftalati e i criteri legislativi che ne regolano la produzione e il commercio a livello internazionale. Per valutare lo stato dell’arte delle normative nazionali ed internazionali vigenti, abbiamo condotto una ricerca su siti sia istituzionali (come Unione Europea, USA, Cina) che delle Agenzie deputate (come EFSA, ECHA, FDA, EPA). L’attuale quadro normativo appare complesso e non lineare, costituito da plurime regolamentazioni, spesso frammentate tra diversi enti regolatori e agenzie (ambiente, salute, alimentazione, prodotti chimici ecc.). L’Unione Europea e gli Stati Uniti d’America, seppur con differenze organizzative, hanno emanato numerose leggi per proibire o limitare l’utilizzo degli ftalati più pericolosi per la salute umana - tra cui DBP, BBP, DEHP, DINP e DIDP - in diversi materiali, come giocattoli, oggetti per la puericultura, contenitori per alimenti, cosmetici, dispositivi medici e farmaceutici. In Cina, alcuni ftalati vengono elencati come inquinanti maggiori, e vengono normati nei prodotti tessili per la puericultura o nei materiali a contatto con alimenti. In altre nazioni, tuttavia, si hanno legislazioni meno strutturate, spesso limitate ad alcuni composti o settori, come quello alimentare o dell’infanzia. La globalizzazione dei commerci e l’interdipendenza nelle catene produttive di oggetti di largo consumo hanno portato ad un flusso sempre maggiore di articoli che potrebbero presentare pericoli per la salute umana a causa di legislazioni non uniformi. Molte normative, anche dove vigenti, mettono poi a dura prova gli enti di controllo, in quanto vi sono numerose eccezioni ed esenzioni in un contesto legislativo non sempre integrato. Di rilievo anche la questione del commercio al dettaglio gestito dai singoli acquirenti (e-commerce), difficilmente controllabile e sempre più in espansione, che necessiterà quindi di un monitoraggio specifico e adeguato.
54° Congresso Nazionale SItI “La Sanità Pubblica nel Post-Covid”
Lecce
3-6 novembre 2021
Monti, M; Palandri, L; Ferrari, E; Azzalini, D; Lugli, C; Barbieri, R; Panciroli, G; Righi, E
Ftalati e salute umana: analisi della regolamentazione europea ed internazionale / Monti, M; Palandri, L; Ferrari, E; Azzalini, D; Lugli, C; Barbieri, R; Panciroli, G; Righi, E. - (2022), pp. 936-936. ((Intervento presentato al convegno 54° Congresso Nazionale SItI “La Sanità Pubblica nel Post-Covid” tenutosi a Lecce nel 3-6 novembre 2021.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11380/1283681
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