Talvolta reputato il rappresentante di un’antropologia vittoriana ormai tramontata, Frazer, l’autore del celeberrimo Ramo d’Oro, era in realtà un umanista con una formazione darwiniana e un’intima tensione affine a quella del più giovane Freud nei confronti dell'universo del mito. Il mito inteso come strumento per l’investigazione filosofica del patrimonio psichico della nostra specie, laddove l’Ade appariva come tenebrosa trasfigurazione dell'inconscio. Freud reputava infatti Frazer un maestro: se l’uno fu un “razionalista romantico”, l’altro va piuttosto considerato un “razionalista pagano”, investigatore dello spirito del passato e delle pulsioni di fondo dell’uomo in nome del sapere, ma anche stimolato da un impreciso assillo, che muoveva da lontano e allungava la sua ombra sul presente e sul futuro della società occidentale. Nella ricostruzione frazeriana trapelava una visione drammatica dell’Homo sapiens, gettato da un fato insondabile nel cosmo e costretto a sopravvivere grazie al sostegno della propria fantasia. Il viaggio sulle orme di Frazer muove dalla Grecia micenea per poi inoltrarsi nel bosco sacro di Diana a Nemi, teatro di foschi duelli tra aspiranti sacerdoti, e alla scoperta di ulteriori culti ellenici, italici e mediorientali, contrassegnati dal sibilare della falce del sacrificio. Artemide, Giove, Pan, Dioniso, Tammuz, Adone, Attis, Cadmo, Odisseo, Teti, Medea, Edipo, sono soltanto alcuni dei numi e dei personaggi che rimangono impigliati nella rete gettata da Frazer e studiati come mirabile proiezione immaginifica della psiche. Frazer stesso appare al centro di una grande e fitta rete di pensiero che trova anticipazioni in Vico e corrispondenze non solamente nella psicoanalisi, ma anche nel pensiero di Ernest Renan, nella narrativa di Thomas Hardy e, inaspettatamente, nelle pieghe della speculazione di Nietzsche e del suo sodale Rohde, e crea modelli sia per la letteratura modernista sia per gli studi dei cosiddetti Ritualisti di Cambridge. L’autore del Ramo d’Oro nel corso della sua avventura intellettuale scavò e scovò più di quanto riuscì a studiare sotto il sole e la sua opera racchiude di per sé una quantità di sapere e un propellente creativo ancora utile per comprendere l'immaginifico dell'Homo sapiens. L’eredità di Frazer si presenta oggi come un invito a proseguire sulle sue tracce, per continuare a indagare sulle pulsioni che restano indomabili, su quelle che paiono sopite e riesplodono in particolari circostanze critiche, su quelle che invece possono essere utilmente deviate in nome della civiltà e diventano empiti artistici dell'immaginazione.

IL RAZIONALISTA PAGANO. FRAZER E LA FILOSOFIA DEL MITO / Scarpelli, Giacomo. - (2018), pp. 1-285.

IL RAZIONALISTA PAGANO. FRAZER E LA FILOSOFIA DEL MITO

SCARPELLI
2018

Abstract

Talvolta reputato il rappresentante di un’antropologia vittoriana ormai tramontata, Frazer, l’autore del celeberrimo Ramo d’Oro, era in realtà un umanista con una formazione darwiniana e un’intima tensione affine a quella del più giovane Freud nei confronti dell'universo del mito. Il mito inteso come strumento per l’investigazione filosofica del patrimonio psichico della nostra specie, laddove l’Ade appariva come tenebrosa trasfigurazione dell'inconscio. Freud reputava infatti Frazer un maestro: se l’uno fu un “razionalista romantico”, l’altro va piuttosto considerato un “razionalista pagano”, investigatore dello spirito del passato e delle pulsioni di fondo dell’uomo in nome del sapere, ma anche stimolato da un impreciso assillo, che muoveva da lontano e allungava la sua ombra sul presente e sul futuro della società occidentale. Nella ricostruzione frazeriana trapelava una visione drammatica dell’Homo sapiens, gettato da un fato insondabile nel cosmo e costretto a sopravvivere grazie al sostegno della propria fantasia. Il viaggio sulle orme di Frazer muove dalla Grecia micenea per poi inoltrarsi nel bosco sacro di Diana a Nemi, teatro di foschi duelli tra aspiranti sacerdoti, e alla scoperta di ulteriori culti ellenici, italici e mediorientali, contrassegnati dal sibilare della falce del sacrificio. Artemide, Giove, Pan, Dioniso, Tammuz, Adone, Attis, Cadmo, Odisseo, Teti, Medea, Edipo, sono soltanto alcuni dei numi e dei personaggi che rimangono impigliati nella rete gettata da Frazer e studiati come mirabile proiezione immaginifica della psiche. Frazer stesso appare al centro di una grande e fitta rete di pensiero che trova anticipazioni in Vico e corrispondenze non solamente nella psicoanalisi, ma anche nel pensiero di Ernest Renan, nella narrativa di Thomas Hardy e, inaspettatamente, nelle pieghe della speculazione di Nietzsche e del suo sodale Rohde, e crea modelli sia per la letteratura modernista sia per gli studi dei cosiddetti Ritualisti di Cambridge. L’autore del Ramo d’Oro nel corso della sua avventura intellettuale scavò e scovò più di quanto riuscì a studiare sotto il sole e la sua opera racchiude di per sé una quantità di sapere e un propellente creativo ancora utile per comprendere l'immaginifico dell'Homo sapiens. L’eredità di Frazer si presenta oggi come un invito a proseguire sulle sue tracce, per continuare a indagare sulle pulsioni che restano indomabili, su quelle che paiono sopite e riesplodono in particolari circostanze critiche, su quelle che invece possono essere utilmente deviate in nome della civiltà e diventano empiti artistici dell'immaginazione.
9788883539053
Meltemi
ITALIA
IL RAZIONALISTA PAGANO. FRAZER E LA FILOSOFIA DEL MITO / Scarpelli, Giacomo. - (2018), pp. 1-285.
Scarpelli, Giacomo
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