Il mantenimento di una presenza diffusa di Tribunali e Procure sul territorio nazionale è utile per ridurre gli “spazi” periferici, evitare “marginalizzazioni” di zone per quanto riguarda il controllo (è probabile che in certe zone d’Italia non vi sia criminalità significativa proprio perché sin dal Medioevo vi è un controllo giudiziario diretto, costante e capillare sul territorio ed una risposta di giustizia adeguata e specifica): il contatto diretto ed esclusivo di un ufficio giudiziario con quella particolare porzione di territorio nazionale solleva il livello di attenzione dedicato alla stessa e garantisce un approccio specialistico alle sue problematiche. Ooccorre verificare se siano individuabili soluzioni che consentano di salvaguardare i vantaggi di ambedue le ipotesi, mediante l'adozione di un modello organizzativo diverso che le contemperi.Per quanto riguarda il settore penale, si potrebbe, allora, andare alla ricerca di un nuovo modello, che consenta di contemperare i benefici prodotti dal mantenimento di una strutturazione territoriale “rigida” delle circoscrizioni giudiziarie con quelli che deriverebbero dall'introduzione di un sistema “flessibile” di applicazione di magistrati/procuratori appartenenti ad un organo/ruolo utilizzabile in ambito nazionale. La soluzione potrebbe individuarsi su un piano diverso dalla riduzione mediante accorpamento di uffici giudiziari, in modo da salvaguardare i vantaggi della distribuzione capillare degli stessi sul territorio nazionale: potrebbe essere sufficiente prevedere una struttura (un ruolo) a livello nazionale, composta da magistrati/procuratori, che proceda all’applicazione, per singole indagini, di suoi appartenenti alle Procure territoriali che ne abbiano necessità: con fissazione normativa dei criteri che impongano alle Procure territoriali di formulare richiesta di applicazione in presenza delle condizioni previste.

Magistratura flessibile / Pighi, Giorgio. - 10:(2011), pp. 42-43.

Magistratura flessibile

PIGHI, Giorgio
2011

Abstract

Il mantenimento di una presenza diffusa di Tribunali e Procure sul territorio nazionale è utile per ridurre gli “spazi” periferici, evitare “marginalizzazioni” di zone per quanto riguarda il controllo (è probabile che in certe zone d’Italia non vi sia criminalità significativa proprio perché sin dal Medioevo vi è un controllo giudiziario diretto, costante e capillare sul territorio ed una risposta di giustizia adeguata e specifica): il contatto diretto ed esclusivo di un ufficio giudiziario con quella particolare porzione di territorio nazionale solleva il livello di attenzione dedicato alla stessa e garantisce un approccio specialistico alle sue problematiche. Ooccorre verificare se siano individuabili soluzioni che consentano di salvaguardare i vantaggi di ambedue le ipotesi, mediante l'adozione di un modello organizzativo diverso che le contemperi.Per quanto riguarda il settore penale, si potrebbe, allora, andare alla ricerca di un nuovo modello, che consenta di contemperare i benefici prodotti dal mantenimento di una strutturazione territoriale “rigida” delle circoscrizioni giudiziarie con quelli che deriverebbero dall'introduzione di un sistema “flessibile” di applicazione di magistrati/procuratori appartenenti ad un organo/ruolo utilizzabile in ambito nazionale. La soluzione potrebbe individuarsi su un piano diverso dalla riduzione mediante accorpamento di uffici giudiziari, in modo da salvaguardare i vantaggi della distribuzione capillare degli stessi sul territorio nazionale: potrebbe essere sufficiente prevedere una struttura (un ruolo) a livello nazionale, composta da magistrati/procuratori, che proceda all’applicazione, per singole indagini, di suoi appartenenti alle Procure territoriali che ne abbiano necessità: con fissazione normativa dei criteri che impongano alle Procure territoriali di formulare richiesta di applicazione in presenza delle condizioni previste.
Pighi, Giorgio
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