Tutte le orchidee durante la germinazione e la successiva crescita sono da considerarsi micoeterotrofe a causa della necessità di instaurare una simbiosi micorrizica che assicuri un apporto di componenti organici (1). In natura la simbiosi tra funghi e orchidee rappresenta una strategia vincente per queste piante, permettendone la sopravvivenza fino al raggiungimento dell’autosufficienza fotosintetica; la relazione simbiotica viene comunque mantenuta per tutta la durata di vita delle orchidee. Le tecniche di colture in vitro consentono di svincolare i semi dalla dipendenza dal fungo simbionte favorendo una rapida germinazione (germinazione asimbiotica). In alcuni casi la crescita di giovani plantule può essere ottenuta in tempi brevi (2, 3), ma rimangono tuttora irrisolti i problemi relativi al passaggio dalle condizioni in vitro alle condizioni naturali, riconducibili alla necessità di instaurare un rapporto simbiotico con uno specifico endofita (4). Scopo di questo lavoro è testare un sistema di micorrizazione in vitro, utilizzando plantule di orchidee terrestri, ottenute asimbioticamente e ceppi fungini isolati da piante adulte di orchidea cresciute in habitat naturali, al fine di ottenere informazioni sulle diverse compatibilità dei simbionti e possibilmente migliorare l’acclimatazione delle plantule nella fase ex vitro. Le specie di orchidee utilizzate sono: Anacamptis morio (L.) R.M. Bateman & Prigeon & Chase, Serapias vomeracea (N.L. Burm.) Briquet. e Anacamptis laxiflora (Lam) R.M. Bateman & Prigeon & Chase. I ceppi fungini utilizzati: Ceratobasidium sp. e Tulasnella sp. (isolati da S. vomeracea) e due ceppi di Rhizoctonia sp. (da A. morio e A. laxiflora) sono stati isolati ed identificati dal gruppo di ricerca del Dip. di Biologia Vegetale dell’Univ. di Torino (Coordinamento Prof. Perotto). Nelle prove di micorrizazione sono state utilizzate le tre specie di orchidea e tutti i ceppi fungini disponibili, variando le combinazioni orchidea-fungo. Sono stati testati differenti tempi di contatto della pianta con il fungo, 3, 7 e 14 giorni, al fine di individuare il tempo minimo necessario all’instaurarsi della simbiosi micorrizica in vitro. Le piante sono state poi prelevate, destinandone una alle prove di microscopia (SEM) e una alle prove di acclimatazione ex vitro. Per queste ultime sono stati utilizzati terricci preventivamente sterilizzati per evitare contaminazioni estranee al sistema sperimentale e saggiare quindi la reale utilità dei soli ceppi fungini impiegati nel promuovere la crescita. Le piante sono poi state collocate in cella climatica a 19 °C con un fotoperiodo luce/buio di 12 ore, e misurate dopo 1 mese e dopo 2 mesi per verificarne la vitalità e registrare l’incremento della crescita. I risultati ottenuti mostrano che i ceppi fungini più utili nel promuovere la simbiosi sono quelli isolati da S. vomeracea e A. laxiflora, mentre il ceppo fungino isolato da A. morio ha mostrato un effetto inibente sulla crescita delle plantule. Gli incrementi osservati dopo un mese e dopo due mesi di permanenza su terriccio sono risultati significativi per le combinazioni S. vomeracea/Ceratobasidium. Le analisi al SEM hanno confermato la presenza di pelotons intracellulari, a conferma dell’avvenuta simbiosi. Nei campioni di A. morio è stato possibile, in alcuni casi, osservare uno shift dalla relazione micorrizica ad una relazione necrotrofica.

Propagazione in vitro di orchidee rare e minacciate e pratiche di conservazione ex situ / Grimaudo, Maddalena; Sgarbi, Elisabetta; DEL PRETE, Carlo. - STAMPA. - (2009), pp. 13-13.

Propagazione in vitro di orchidee rare e minacciate e pratiche di conservazione ex situ

GRIMAUDO, Maddalena;SGARBI, Elisabetta;DEL PRETE, Carlo
2009

Abstract

Tutte le orchidee durante la germinazione e la successiva crescita sono da considerarsi micoeterotrofe a causa della necessità di instaurare una simbiosi micorrizica che assicuri un apporto di componenti organici (1). In natura la simbiosi tra funghi e orchidee rappresenta una strategia vincente per queste piante, permettendone la sopravvivenza fino al raggiungimento dell’autosufficienza fotosintetica; la relazione simbiotica viene comunque mantenuta per tutta la durata di vita delle orchidee. Le tecniche di colture in vitro consentono di svincolare i semi dalla dipendenza dal fungo simbionte favorendo una rapida germinazione (germinazione asimbiotica). In alcuni casi la crescita di giovani plantule può essere ottenuta in tempi brevi (2, 3), ma rimangono tuttora irrisolti i problemi relativi al passaggio dalle condizioni in vitro alle condizioni naturali, riconducibili alla necessità di instaurare un rapporto simbiotico con uno specifico endofita (4). Scopo di questo lavoro è testare un sistema di micorrizazione in vitro, utilizzando plantule di orchidee terrestri, ottenute asimbioticamente e ceppi fungini isolati da piante adulte di orchidea cresciute in habitat naturali, al fine di ottenere informazioni sulle diverse compatibilità dei simbionti e possibilmente migliorare l’acclimatazione delle plantule nella fase ex vitro. Le specie di orchidee utilizzate sono: Anacamptis morio (L.) R.M. Bateman & Prigeon & Chase, Serapias vomeracea (N.L. Burm.) Briquet. e Anacamptis laxiflora (Lam) R.M. Bateman & Prigeon & Chase. I ceppi fungini utilizzati: Ceratobasidium sp. e Tulasnella sp. (isolati da S. vomeracea) e due ceppi di Rhizoctonia sp. (da A. morio e A. laxiflora) sono stati isolati ed identificati dal gruppo di ricerca del Dip. di Biologia Vegetale dell’Univ. di Torino (Coordinamento Prof. Perotto). Nelle prove di micorrizazione sono state utilizzate le tre specie di orchidea e tutti i ceppi fungini disponibili, variando le combinazioni orchidea-fungo. Sono stati testati differenti tempi di contatto della pianta con il fungo, 3, 7 e 14 giorni, al fine di individuare il tempo minimo necessario all’instaurarsi della simbiosi micorrizica in vitro. Le piante sono state poi prelevate, destinandone una alle prove di microscopia (SEM) e una alle prove di acclimatazione ex vitro. Per queste ultime sono stati utilizzati terricci preventivamente sterilizzati per evitare contaminazioni estranee al sistema sperimentale e saggiare quindi la reale utilità dei soli ceppi fungini impiegati nel promuovere la crescita. Le piante sono poi state collocate in cella climatica a 19 °C con un fotoperiodo luce/buio di 12 ore, e misurate dopo 1 mese e dopo 2 mesi per verificarne la vitalità e registrare l’incremento della crescita. I risultati ottenuti mostrano che i ceppi fungini più utili nel promuovere la simbiosi sono quelli isolati da S. vomeracea e A. laxiflora, mentre il ceppo fungino isolato da A. morio ha mostrato un effetto inibente sulla crescita delle plantule. Gli incrementi osservati dopo un mese e dopo due mesi di permanenza su terriccio sono risultati significativi per le combinazioni S. vomeracea/Ceratobasidium. Le analisi al SEM hanno confermato la presenza di pelotons intracellulari, a conferma dell’avvenuta simbiosi. Nei campioni di A. morio è stato possibile, in alcuni casi, osservare uno shift dalla relazione micorrizica ad una relazione necrotrofica.
Milano
22 ottobre 2009
Grimaudo, Maddalena; Sgarbi, Elisabetta; DEL PRETE, Carlo
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