Alla “scuola” di Antonio Banfi si è formata una generazione di studiosi che, per vie e in ambiti diversi, hanno rinnovato in profondità il panorama della filosofia italiana del Novecento. Tra i «grandi allievi» di Banfi, figura anche Giovanni Maria Bertin, che ha dato un contributo determinante - in termini sia di fondazione teorica che d’impostazione metodologica - allo sviluppo di una moderna filosofia dell’educazione nel nostro paese. Aderendo al razionalismo critico banfiano, Bertin ricava dal maestro tanto l’idea trascendentale di esperienza (intesa appunto come «il rapporto integrativo del soggetto da parte dell’oggetto e reciprocamente dell’oggetto da parte del soggetto»), quanto la funzione regolativa del razionale (inteso non come principio normativo, ma come criterio generale di risoluzione della problematicità insita nella struttura relazionale dell’esperienza stessa). Donde, l’orientamento marcatamente filosofico del problematicismo pedagogico di Bertin, per il quale, di fronte alle opposte tendenze di una pedagogia dedotta aprioristicamente da un principio metafisico e di una pedagogia indotta riduttivamente da basi empirico-sociologiche o neopositivistiche, mantiene validità «una filosofia dell’educazione che si prefigga l’analisi critico-fenomenologica dell’esperienza educativa, nel senso già enunciato in Italia da A. Banfi».Nel dialogo ininterrotto che ha legato Bertin a correnti e problematiche filosofiche del suo tempo, un posto speciale è occupato dal suo rapporto con la riflessione e il campo dell’estetica. Proprio all’estetica si volgono inizialmente i suoi studi giovanili, in un crescendo d’interesse che culmina nella pubblicazione di un volume dedicato a L’ideale estetico; parallelamente, temi di carattere estetico tornano ad essere predominanti nell’ultima fase del suo pensiero, quando «si aprono inquietanti (e tragici) interrogativi sul principio di ragione quale forza “teoretica”, “vitale” e “storico/sociale” di ricomposizione e integrazione delle antinomie esistenziali e socioculturali della vita umana». Tra queste due fasi, si distende la più nota produzione pedagogica di Bertin, in cui è portata a maturazione la teoria dell’educazione in chiave problematicista, mentre assume centralità il momento dell’impegno etico-sociale. Tuttavia, anche nella fase intermedia, la ragione estetica continua a sollecitare la pedagogia della ragione, costituendone un’istanza critica e di arricchimento, prima di diventarne una modalità privilegiata di progettazione e di ampliamento.In questo contributo si cerca di ricostruire questo percorso, nella convinzione che esso rappresenti un “lascito” stimolante, anche per le contaminazioni e gli intrecci - potremmo dire le “irradiazioni” - con cui ha attraversato diversi campi disciplinari.

Ragione estetica e ragione pedagogica in Giovanni Maria Bertin / Contini, Annamaria. - STAMPA. - (2001), pp. 303-317. (Intervento presentato al convegno La pluralità estetica tenutosi a Certosa di Pontignano (Università degli Studi di Siena) nel 1-3 febbraio 2001).

Ragione estetica e ragione pedagogica in Giovanni Maria Bertin

CONTINI, Annamaria
2001

Abstract

Alla “scuola” di Antonio Banfi si è formata una generazione di studiosi che, per vie e in ambiti diversi, hanno rinnovato in profondità il panorama della filosofia italiana del Novecento. Tra i «grandi allievi» di Banfi, figura anche Giovanni Maria Bertin, che ha dato un contributo determinante - in termini sia di fondazione teorica che d’impostazione metodologica - allo sviluppo di una moderna filosofia dell’educazione nel nostro paese. Aderendo al razionalismo critico banfiano, Bertin ricava dal maestro tanto l’idea trascendentale di esperienza (intesa appunto come «il rapporto integrativo del soggetto da parte dell’oggetto e reciprocamente dell’oggetto da parte del soggetto»), quanto la funzione regolativa del razionale (inteso non come principio normativo, ma come criterio generale di risoluzione della problematicità insita nella struttura relazionale dell’esperienza stessa). Donde, l’orientamento marcatamente filosofico del problematicismo pedagogico di Bertin, per il quale, di fronte alle opposte tendenze di una pedagogia dedotta aprioristicamente da un principio metafisico e di una pedagogia indotta riduttivamente da basi empirico-sociologiche o neopositivistiche, mantiene validità «una filosofia dell’educazione che si prefigga l’analisi critico-fenomenologica dell’esperienza educativa, nel senso già enunciato in Italia da A. Banfi».Nel dialogo ininterrotto che ha legato Bertin a correnti e problematiche filosofiche del suo tempo, un posto speciale è occupato dal suo rapporto con la riflessione e il campo dell’estetica. Proprio all’estetica si volgono inizialmente i suoi studi giovanili, in un crescendo d’interesse che culmina nella pubblicazione di un volume dedicato a L’ideale estetico; parallelamente, temi di carattere estetico tornano ad essere predominanti nell’ultima fase del suo pensiero, quando «si aprono inquietanti (e tragici) interrogativi sul principio di ragione quale forza “teoretica”, “vitale” e “storico/sociale” di ricomposizione e integrazione delle antinomie esistenziali e socioculturali della vita umana». Tra queste due fasi, si distende la più nota produzione pedagogica di Bertin, in cui è portata a maturazione la teoria dell’educazione in chiave problematicista, mentre assume centralità il momento dell’impegno etico-sociale. Tuttavia, anche nella fase intermedia, la ragione estetica continua a sollecitare la pedagogia della ragione, costituendone un’istanza critica e di arricchimento, prima di diventarne una modalità privilegiata di progettazione e di ampliamento.In questo contributo si cerca di ricostruire questo percorso, nella convinzione che esso rappresenti un “lascito” stimolante, anche per le contaminazioni e gli intrecci - potremmo dire le “irradiazioni” - con cui ha attraversato diversi campi disciplinari.
2001
La pluralità estetica
Certosa di Pontignano (Università degli Studi di Siena)
1-3 febbraio 2001
303
317
Contini, Annamaria
Ragione estetica e ragione pedagogica in Giovanni Maria Bertin / Contini, Annamaria. - STAMPA. - (2001), pp. 303-317. (Intervento presentato al convegno La pluralità estetica tenutosi a Certosa di Pontignano (Università degli Studi di Siena) nel 1-3 febbraio 2001).
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11380/464502
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