L’incidenza delle infezioni fungine invasive (IFI) è in continuo aumento nei pazienti critici, quali gli onco-ematologici o i trapiantati, i soggetti comunque sottoposti a terapia immunosoppressiva o i pazienti con AIDS. Una diagnosi rapida ed un trattamento tempestivo delle IFI sono cruciali, in quanto ne condizionano la prognosi riducendo significativamente la mortalità. L’approccio diagnostico convenzionale, basato sull’esame colturale, attualmente considerato il gold standard, è poco sensibile e/o tardivo nel fornire risultati utili, mentre le indagini istopatologiche, sebbene dirimenti, sono problematiche e spesso difficilmente praticabili. Le indagini molecolari, basate sulla ricerca di biomarker specifici (acidi nucleici/antigeni fungini o anticorpi serici), offrono indubbi vantaggi in termini di rapidità, sensibilità e specificità. Inoltre, grazie alla non invasività delle indagini richieste, la ricerca di tali biomarker può essere effettuata in modo seriale, consentendo il monitoraggio del paziente critico, al fine di stabilire la tempistica di un eventuale trattamento pre-emptive e/o verificare l’efficacia della terapia. In particolare, il saggio per la ricerca di β-D-glucano (marker panfungino) ha un valore predittivo negativo pari al 100%, mentre la sua negativizzazione nel soggetto sottoposto a trattamento è indice di successo terapeutico. La presenza del galattomannano, così come la rilevazione di una glicoproteina extracellulare di Aspergillus, mediante test immuno-cromatografico recentemente descritto, hanno un elevato valore predittivo. La presenza simultanea dell’antigene mannano e degli anticorpi anti-mannano (marker genere-specifici) ha una sensibilità particolarmente elevata nei pazienti critici (esclusi gli immunodepressi) e precede in modo significativo la positivizzazione dell’emocoltura. I test molecolari, basati sull’amplificazione di acidi nucleici fungini, rappresentano degli strumenti diagnostici molto rapidi e soprattutto sensibili, nei casi in cui l’iter convenzionale fornisce risultati ripetutamente negativi. Infine, per quanto concerne il contributo della diagnostica sierologica nell’identificazione dei soggetti con IFI, è stato messo a punto un saggio in immunofluorescenza per la ricerca di anticorpi verso il tubulo germinativo di Candida albicans (CAGTA) ed un test miniaturizzato e multi-parametrico, basato sulla tecnologia del microarray di proteine, per la determinazione quantitativa della risposta anticorpale nei confronti di 11 antigeni diversi di C. albicans; in tutti i casi, sensibilità (77-89%) e specificità (91-100%) si sono dimostrate particolarmente elevate. Recentemente, l’approccio basato sul microarray di proteine è stato applicato con successo anche nella diagnostica delle micosi invasive da funghi dimorfi, consentendo l’identificazione rapida di soggetti affetti da istoplasmosi e coccidioidomicosi d’importazione. Nel complesso, sebbene l’efficacia diagnostico-clinica dei metodi non-colturali resti ancora poco definita, il loro impiego è fortemente auspicabile soprattutto alle luce del fatto che essi consentono indagini multidirezionali e multi-parametriche, cruciali nell’ottimizzazione del percorso diagnostico delle IFI.

MARKER INNOVATIVI NELLA DIAGNOSTICA DELLE MICOSI INVASIVE / Blasi, Elisabetta. - (2013), pp. 26-26.

MARKER INNOVATIVI NELLA DIAGNOSTICA DELLE MICOSI INVASIVE

BLASI, Elisabetta
2013

Abstract

L’incidenza delle infezioni fungine invasive (IFI) è in continuo aumento nei pazienti critici, quali gli onco-ematologici o i trapiantati, i soggetti comunque sottoposti a terapia immunosoppressiva o i pazienti con AIDS. Una diagnosi rapida ed un trattamento tempestivo delle IFI sono cruciali, in quanto ne condizionano la prognosi riducendo significativamente la mortalità. L’approccio diagnostico convenzionale, basato sull’esame colturale, attualmente considerato il gold standard, è poco sensibile e/o tardivo nel fornire risultati utili, mentre le indagini istopatologiche, sebbene dirimenti, sono problematiche e spesso difficilmente praticabili. Le indagini molecolari, basate sulla ricerca di biomarker specifici (acidi nucleici/antigeni fungini o anticorpi serici), offrono indubbi vantaggi in termini di rapidità, sensibilità e specificità. Inoltre, grazie alla non invasività delle indagini richieste, la ricerca di tali biomarker può essere effettuata in modo seriale, consentendo il monitoraggio del paziente critico, al fine di stabilire la tempistica di un eventuale trattamento pre-emptive e/o verificare l’efficacia della terapia. In particolare, il saggio per la ricerca di β-D-glucano (marker panfungino) ha un valore predittivo negativo pari al 100%, mentre la sua negativizzazione nel soggetto sottoposto a trattamento è indice di successo terapeutico. La presenza del galattomannano, così come la rilevazione di una glicoproteina extracellulare di Aspergillus, mediante test immuno-cromatografico recentemente descritto, hanno un elevato valore predittivo. La presenza simultanea dell’antigene mannano e degli anticorpi anti-mannano (marker genere-specifici) ha una sensibilità particolarmente elevata nei pazienti critici (esclusi gli immunodepressi) e precede in modo significativo la positivizzazione dell’emocoltura. I test molecolari, basati sull’amplificazione di acidi nucleici fungini, rappresentano degli strumenti diagnostici molto rapidi e soprattutto sensibili, nei casi in cui l’iter convenzionale fornisce risultati ripetutamente negativi. Infine, per quanto concerne il contributo della diagnostica sierologica nell’identificazione dei soggetti con IFI, è stato messo a punto un saggio in immunofluorescenza per la ricerca di anticorpi verso il tubulo germinativo di Candida albicans (CAGTA) ed un test miniaturizzato e multi-parametrico, basato sulla tecnologia del microarray di proteine, per la determinazione quantitativa della risposta anticorpale nei confronti di 11 antigeni diversi di C. albicans; in tutti i casi, sensibilità (77-89%) e specificità (91-100%) si sono dimostrate particolarmente elevate. Recentemente, l’approccio basato sul microarray di proteine è stato applicato con successo anche nella diagnostica delle micosi invasive da funghi dimorfi, consentendo l’identificazione rapida di soggetti affetti da istoplasmosi e coccidioidomicosi d’importazione. Nel complesso, sebbene l’efficacia diagnostico-clinica dei metodi non-colturali resti ancora poco definita, il loro impiego è fortemente auspicabile soprattutto alle luce del fatto che essi consentono indagini multidirezionali e multi-parametriche, cruciali nell’ottimizzazione del percorso diagnostico delle IFI.
Riccione (RN)
13-16 ottobre 2013
Blasi, Elisabetta
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